I capitali internazionali corrono, l’Italia frena: l’allarme di Roche sulla “delocalizzazione silenziosa” della ricerca

La ricerca clinica e il settore biotech non sono solo motori di innovazione terapeutica, ma rappresentano veri e propri pilastri di sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e per l’attività quotidiana dei professionisti del farmaco.
È quanto emerge chiaramente dalla seconda edizione dello Studio di Impatto di Roche in Italia, realizzato con il supporto metodologico di PwC Italia e presentato a Roma.
I dati dimostrano un effetto moltiplicatore cruciale: per ogni euro di valore aggiunto diretto generato da Roche, l’impatto complessivo sul PIL nazionale è pari a 2,8 euro.
Ma il dato più significativo per la gestione della spesa sanitaria è un altro: per ogni euro investito da Roche negli studi clinici sponsorizzati promossi in Italia, il SSN ne risparmia 2,82, per un totale di ben 94,4 milioni di euro di risparmio complessivo stimato grazie ai 137 studi sponsorizzati attivi.

Per i farmacisti, in particolare quelli operanti nelle strutture ospedaliere e nei comitati etici, la mole di lavoro legata all’innovazione Roche è fotografata da numeri importanti riferiti al 2025:

– 191 studi interventistici attivi in 6 aree terapeutiche strategiche (Oncologia, Ematologia, Neuroscienze, Oftalmologia, Immunologia, Cardiovascolare e Metabolica).

– 13.326 pazienti complessivamente coinvolti.

– 36 studi osservazionali e 25 Programmi di Uso Compassionevole (CUP), strumenti essenziali per garantire l’accesso precoce a terapie salvavita.

– 20 studi attivi nella diagnostica in vitro (Roche Diagnostics) con 11.480 pazienti coinvolti.

Nonostante il valore generato, il sistema Italia sconta forti rallentamenti strutturali che penalizzano la competitività internazionale e la tempestività delle cure.
Un concetto espresso con forza da Amy VanBuskirk, nuova General Manager di Roche S.p.A., che ha lanciato un appello per una nuova governance della salute, mettendo nel mirino le lungaggini burocratiche nella sperimentazione.

“Apprezziamo i primi segnali del Governo nella manovra e sul Testo Unico, ma la velocità delle riforme è ancora troppo lenta rispetto a come corrono i capitali internazionali.
Il rischio reale per l’Italia è quello di una delocalizzazione silenziosa: ogni giorno che passa senza decisioni strutturali, i grandi investitori scelgono altri hub.
I dati sono inequivocabili: secondo lo studio ALTEMS, solo le lungaggini burocratiche nell’attivazione dei centri clinici sono costate al Paese oltre 10.500 pazienti non arruolati e 180 milioni di euro di benefici sanitari persi in tre anni.”

Un’analisi condotta applicando la metodologia ALTEMS ai dati Roche evidenzia che una gestione ottimizzata del “trial journey” e una maggiore rapidità nell’attivazione dei centri permetterebbero di arruolare il 35% di pazienti in più (prendendo come campione i 34 studi attivi in Lombardia), generando un ulteriore risparmio di 1,4 milioni di euro per il SSN.

Un altro tema caldo per il settore, strettamente interconnesso con la governance della spesa farmaceutica, è quello del payback. Nel 2025 Roche Italia si è confermata la seconda azienda per contributo al ripiano della spesa, con ben 178 milioni di euro versati (il 7,5% dell’intero payback nazionale).
Su questo fronte, VanBuskirk ha tracciato una rotta chiara per il futuro: “Il payback sottrae liquidità vitale proprio dove l’effetto moltiplicatore su ricerca e lavoro qualificato è massimo.
Per invertire la rotta servono scelte coraggiose: superare gradualmente il payback, imporre tempi certi e contratti unici per i trial clinici e premiare chi sceglie di ancorare in Italia valore aggiunto, occupazione specialistica e una filiera di eccellenze territoriali”.

Lo studio evidenzia infine come la qualità della filiera passi anche attraverso la valorizzazione del capitale umano e l’inclusione.
Roche ha ottenuto il “Bollino CNEL” per le buone pratiche partecipative dei lavoratori e il Premio Parità di Genere 2026 di Assolombarda.
All’interno dell’azienda il 78% dei dipendenti è laureato, il 54% dell’organico è composto da donne (con azzeramento del gender pay gap) e si registra una forte presenza di giovani under 40 (30%).
Un modello di “paradigma partecipativo” che, come sottolineato dal Presidente del CNEL Renato Brunetta, trasforma la conoscenza e il coinvolgimento dei lavoratori in un investimento diretto sulla produttività e sull’eccellenza scientifica.

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