Diabete. Campioni contro la burocrazia: l’impresa sportiva che riaccende la battaglia sui diritti

A pochi giorni dalla Giornata Mondiale del Diabete del 14 novembre, lo sport italiano lancia un messaggio potentissimo che riaccende il dibattito sui diritti e le pari opportunità degli atleti con patologie croniche.
Anna Arnaudo, mezzofondista azzurra affetta da diabete di tipo 1 e Ambassador della FeSDI (Federazione delle Società Diabetologiche Italiane), si è laureata vicecampionessa italiana di mezza maratona.
L’atleta ha conquistato il secondo gradino del podio ai Campionati societari disputati il 1° novembre a Padenghe sul Garda, chiudendo i 21,097 chilometri con l’eccellente tempo di 1h12’28”.
Una prestazione straordinaria che non è solo un successo personale, ma diventa il simbolo di una battaglia normativa che la federazione dei diabetologi porta avanti da tempo.

I medici e gli esperti della FeSDI hanno colto l’occasione di questo trionfo per chiedere un intervento politico immediato. L’obiettivo è rivedere le norme che precludono agli atleti con diabete l’accesso ai gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato.
Secondo i diabetologi, si tratta di “una discriminazione non più giustificata dalle evidenze scientifiche”.
Per un atleta di alto livello, l’arruolamento in un gruppo militare rappresenta lo strumento principale per sostenere economicamente e strutturalmente una carriera agonistica. Attualmente, però, la diagnosi di diabete si traduce in un’esclusione automatica dai bandi di concorso.

“Sono molto felice di questo risultato, soprattutto dopo i mesi difficili dell’infortunio. Tornare a gareggiare a questi livelli significa molto”, ha commentato Anna Arnaudo.
La mezzofondista, che negli ultimi mesi è stata in prima linea anche nei tavoli di sensibilizzazione istituzionale, ha aggiunto: “Convivere con il diabete richiede attenzione, preparazione e responsabilità, ma non significa dover rinunciare agli obiettivi più ambiziosi.
Un atleta dovrebbe poter essere valutato per le sue condizioni reali, per la sua preparazione e per i risultati che riesce a raggiungere, non essere escluso a priori esclusivamente per una diagnosi”.

Il mondo della medicina concorda sul fatto che i regolamenti attuali siano anacronistici. Salvatore De Cosmo, Presidente FeSDI e dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), ha sottolineato come la gestione della patologia sia radicalmente cambiata:
“Oggi disponiamo di conoscenze cliniche, terapie e tecnologie che consentono alle persone con diabete di affrontare prestazioni estremamente impegnative in condizioni di totale sicurezza.
È necessario superare automatismi che non tengono conto dell’evoluzione della diabetologia”.

Dello stesso avviso è Riccardo Bonadonna, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID): “Il tema non è ridurre i criteri di sicurezza o introdurre deroghe, ma fare in modo che l’idoneità venga valutata sulla base delle evidenze scientifiche e delle reali condizioni della singola persona. È necessario costruire un modello più aggiornato, capace di coniugare sicurezza e pari opportunità”.

La FeSDI ha infine indirizzato una richiesta formale e congiunta al Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e al Ministro della Salute, Orazio Schillaci.
“Ci rivolgiamo ai Ministri affinché si intervenga per superare definitivamente una norma discriminatoria e non più coerente con la realtà clinica e sportiva di oggi”, concludono De Cosmo e Bonadonna.
“Sono tante le atlete e gli atleti con diabete che dimostrano con i fatti di poter competere ai massimi livelli. Crediamo sia arrivato il momento di trasformare il confronto avviato in un cambiamento concreto”.

CORRELATI