PharmEvolution 2026, regioni a confronto sulla farmacia integrata e i servizi territoriali
La terza e ultima mattinata congressuale di PharmEvolution 2026 è stata dedicata agli Accordi integrativi e al ruolo delle farmacie nella prevenzione territoriale, con l’obiettivo di mettere a confronto le esperienze regionali, individuare le buone pratiche e superare le differenze organizzative e tecnologiche che ancora frammentano il sistema. Il presidente di PharmEvolution, Gioacchino Nicolosi, ha spiegato di aver voluto l’incontro non per stabilire primati ma per condividere le esperienze ed evitare gli stessi errori, e ha indicato come ultimo tratto di strada, da percorrere tutti insieme, la piena integrazione della farmacia nel Servizio sanitario nazionale.
Su questo passaggio, dalla farmacia dei servizi a un modello integrato, si è concentrato l’intervento del presidente di Federfarma Marco Cossolo.
Secondo Cossolo, la condizione è alimentare il Fascicolo sanitario elettronico e collegare le piattaforme regionali, oggi molto asimmetriche perché ogni regione ha le sue.
Al centro della nuova convenzione, ormai in dirittura d’arrivo, non ci sarà più la farmacia ma il percorso del paziente cronico, gestito sul territorio in rete da medici di medicina generale e farmacie attraverso il Fascicolo e le piattaforme di telemedicina.
Il confronto tra le regioni ha mostrato livelli di sviluppo molto diversi. In Lombardia, ha riferito la presidente di Federfarma regionale Annarosa Racca, dal 1° ottobre tutte le farmacie possono leggere il Fascicolo dei cittadini che hanno dato il consenso e sapere cosa ha prescritto il medico. La regione ha investito molto sulle vaccinazioni e ha una quota di vaccinati superiore alla media nazionale. Dal giorno successivo partiva l’antinfluenzale in farmacia, con registrazione nel Fascicolo in modo che ne sia informato anche il medico di base.
La telemedicina, anche convenzionata con il Servizio sanitario regionale, cresce, e il prossimo passo è la televisita per le farmacie rurali, utile soprattutto per le seconde e terze visite di chi vive lontano dagli ospedali.
Nelle Marche il presidente di Federfarma regionale Marco Meconi ha presentato una riduzione del 45% delle liste d’attesa e 150 pazienti con infarto in corso intercettati in farmacia e indirizzati al pronto soccorso.
Anche qui l’obiettivo successivo è la televisita, ma restano nodi aperti sul piano delle risorse: i 50 milioni per la farmacia dei servizi, tradotti in circa 2.500 euro a farmacia, sono giudicati troppo pochi, e Federfarma Marche chiede un nucleo comune nazionale e finanziamenti che crescano con i volumi di servizi erogati. Meconi ha ricordato che il 45% della telemedicina viene effettuato nelle aree rurali, dove gli ospedali sono a molti chilometri di distanza, e che per questo la spesa va letta come un investimento di salute. Ha infine precisato che le risorse per i vaccini provengono dai fondi regionali della prevenzione e non devono intaccare il budget della farmacia dei servizi.
Il Lazio è il caso opposto. Il presidente di Federfarma regionale Eugenio Leopardi ha ricordato che la regione era stata apripista con la vaccinazione anti Covid ma poi è rimasta indietro, e non perché le farmacie facciano poche dosi: è la Regione a inviarne poche.
L’accordo integrativo prevede anche le vaccinazioni anti pneumococco e anti Hpv, non l’herpes zoster, ritenuto troppo costoso, ma le dosi non sono ancora arrivate pur con i farmacisti già formati.
Sulla telemedicina le farmacie eseguono solo l’holter pressorio e cardiaco e non l’elettrocardiogramma, perché la Regione, sottoposta a Piano di rientro, avrebbe voluto pagare la prestazione meno di quanto costa la refertazione dal provider.
Ne risulta che formazione e accordi non bastano senza risorse, approvvigionamento e sostenibilità economica.
La mattinata si è chiusa con la Sicilia. Giacomo Scalzo, dirigente generale del DASOE della Regione, ha ricordato che l’isola è stata la prima in Italia a ottenere l’ok dell’Agenas sul Fascicolo sanitario elettronico e si dice a buon punto, definendolo un salvavita perché al pronto soccorso consente di conoscere in un clic la storia clinica del paziente. Ha poi sottolineato che le 1.630 farmacie siciliane sono altrettanti avamposti della sanità pubblica e che la Regione ne ha bisogno per abbattere le liste d’attesa e per i piani regionali di prevenzione e pandemico.
Antonio Leonardi, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Catania, ha infine illustrato la campagna con Federfarma Catania sullo screening del tumore del colon-retto, che grazie all’impegno delle farmacie ha alzato l’asticella dell’adesione, pur con una strada ancora lunga.
Dal confronto emerge una priorità comune: consolidare il contributo delle farmacie alla sanità territoriale superando le differenze regionali con strumenti digitali interoperabili, accordi organizzativi coerenti e finanziamenti adeguati, così che le prestazioni siano non solo disponibili ma parte integrante dei percorsi di prevenzione e cura.