Farmaco, l’Italia accelera: export ai massimi storici e innovazione sempre più centrale nel sistema salute
Il settore farmaceutico italiano continua a rafforzare il proprio ruolo strategico nell’economia e nella sanità nazionale. Dall’Assemblea 2026 di Farmindustria emerge un comparto che negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa, sostenuta dall’aumento della produzione, dagli investimenti in ricerca e da un export che ha segnato un incremento del 248% nell’arco di dieci anni.
Un’evoluzione che riguarda da vicino anche la farmacia, chiamata a integrarsi in un sistema sanitario in cui il valore del farmaco non è più legato soltanto alla dispensazione, ma anche alla prevenzione, alla gestione delle cronicità e alla sostenibilità complessiva delle cure.
I numeri raccontano un settore in forte espansione. Nel 2025 l’industria farmaceutica italiana ha raggiunto 69 miliardi di euro di export e 74 miliardi di euro di produzione, arrivando a rappresentare circa il 2% del Pil nazionale.
Gli occupati diretti sono oltre 72 mila, mentre considerando filiera e indotto il valore supera le 300 mila persone coinvolte.
Particolarmente rilevante è il contributo del comparto alla crescita dell’export italiano. L’obiettivo nazionale fissato a 700 miliardi di euro di esportazioni entro il 2027 ha già visto un contributo importante della farmaceutica: secondo Farmindustria, il settore ha generato 24,7 miliardi di euro di crescita dell’export nel periodo considerato, pari a circa un terzo del risultato necessario per raggiungere il traguardo.
Dietro questi risultati c’è soprattutto la spinta dell’innovazione. A livello globale sono circa 23 mila i medicinali in sviluppo, un numero raddoppiato rispetto a dieci anni fa, con una crescita significativa dei prodotti biotech accanto alle molecole di sintesi tradizionale.
Anche il ritmo delle nuove approvazioni è aumentato: se nel periodo 2013-2022 venivano autorizzati mediamente 58 nuovi farmaci ogni anno, tra il 2023 e il 2025 la media è salita a 78.
Per il sistema sanitario questo significa nuove opportunità terapeutiche, ma anche un cambio di prospettiva nella valutazione del farmaco. L’innovazione, secondo Farmindustria, deve essere considerata un investimento capace di ridurre complicanze, ricoveri e perdita di autonomia dei pazienti. I dati indicano che tra il 2014 e il 2024 sono stati investiti 11 miliardi di euro in innovazione, generando un valore socio-economico stimato in 66 miliardi di euro, con una riduzione delle giornate di ospedalizzazione e un recupero di tempo produttivo.
Un ruolo crescente è destinato ad avere anche l’intelligenza artificiale, che sta entrando sempre più nei processi di ricerca farmaceutica.
Gli studi clinici condotti con piattaforme basate sull’IA sono aumentati dell’82% tra il periodo 2016-2020 e quello 2021-2025, mentre l’utilizzo di queste tecnologie potrebbe contribuire a ridurre sensibilmente i tempi necessari per arrivare allo sviluppo di nuovi medicinali.
Per il settore restano però alcune sfide aperte. Farmindustria richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere competitivo il sistema italiano, intervenendo su temi come il payback farmaceutico, la revisione del prontuario terapeutico, la velocità di accesso ai nuovi farmaci e la capacità di attrarre investimenti industriali e di ricerca. Il payback, in particolare, ha raggiunto circa 2,4 miliardi di euro nel 2025 secondo l’Associazione, rappresentando un elemento di forte pressione per le imprese.
Resta centrale anche il tema dell’accesso alle terapie innovative. Secondo i dati citati durante l’Assemblea, dopo l’approvazione europea possono trascorrere circa 400 giorni prima che un nuovo farmaco sia effettivamente disponibile in Italia, a cui si aggiungono i tempi legati ai diversi percorsi regionali. Una maggiore rapidità nell’introduzione delle nuove terapie viene indicata come uno degli elementi chiave per garantire equità ai pazienti.
Sul fronte della ricerca clinica, l’Italia mantiene una posizione di rilievo in Europa: il Paese è al quarto posto per numero complessivo di trial clinici attivati, ma secondo Farmindustria esistono margini per migliorare ulteriormente riducendo i tempi organizzativi.
Attualmente servono in media 148 giorni per arrivare all’avvio effettivo dell’arruolamento dei pazienti, un ritardo che può incidere sulla competitività nazionale e sulla capacità di attrarre studi internazionali.
Per la farmacia italiana il quadro che emerge è quello di un sistema in trasformazione, dove il medicinale assume un valore sempre più ampio: non soltanto prodotto da dispensare, ma elemento di innovazione, prevenzione e gestione della salute.
In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, il ruolo degli operatori sanitari sul territorio diventa ancora più centrale nel collegare innovazione terapeutica, appropriatezza e bisogni quotidiani dei cittadini.