Dr. Max avanza in Italia: l’Antitrust dà il via libera all’acquisizione di Farmacie Italiane
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso senza approfondimenti l’esame dell’operazione con cui Lidea, la holding italiana del gruppo Dr. Max, acquisirà il controllo esclusivo di Farmacie Italiane.
Con il provvedimento n. 32035, adottato il 28 luglio 2026 e pubblicato nel bollettino del 17 agosto, l’Agcm ha deciso di non avviare un’istruttoria, ritenendo che la concentrazione non sia in grado di ostacolare in modo significativo la concorrenza né di rafforzare posizioni dominanti nei mercati coinvolti.
L’operazione porterà Lidea ad acquisire l’intero capitale sociale di Farmacie Italiane, oggi partecipata per il 72,64% da F2i, per il 26,91% da Farmacrimi e per lo 0,45% da Medeopart 5.
Il gruppo controlla 48 punti vendita, di cui 44 farmacie e 4 parafarmacie, attivi con il marchio Farmacie Italiane e, in alcuni casi, con le denominazioni Farmacrimi e Parafarmacrimi.
A queste si sommeranno le circa 238 farmacie già gestite in Italia dal gruppo Dr. Max, presente anche in Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Slovacchia e Serbia e controllato dalla finanziaria Penta Investment.
Il numero complessivo, una volta perfezionata l’acquisizione, salirà a 286 punti vendita.
L’Antitrust ha esaminato gli effetti della concentrazione su tre fronti: la distribuzione all’ingrosso di farmaci e prodotti parafarmaceutici, la vendita al dettaglio di prodotti farmaceutici e quella di prodotti parafarmaceutici.
Sul primo versante il rischio è stato escluso quasi in partenza, dal momento che Farmacie Italiane ha cessato l’attività all’ingrosso già da maggio 2026, avviando le procedure per la revoca della relativa autorizzazione, mentre Dr. Max distribuisce sostanzialmente solo alle farmacie del proprio gruppo.
Più articolata la verifica sul dettaglio, condotta considerando sia il territorio dei singoli comuni sia aree più ristrette, calcolate in base a quanto ci si può allontanare da ogni punto vendita restando entro 15 minuti d’auto.
In entrambi i casi le quote di mercato dell’entità risultante dalla fusione restano sotto il 20%, una soglia che non cambia sostanzialmente nemmeno restringendo l’analisi a isocrone di 10 minuti.
A questo si aggiunge la presenza, nelle aree interessate, di numerose farmacie concorrenti, elemento che ha convinto l’Autorità a escludere sovrapposizioni orizzontali o criticità verticali rilevanti.
Un passaggio a parte riguarda le clausole accessorie del contratto, che prevedono patti di non concorrenza e di non sollecitazione a carico di F2i e Farmacrimi per trentasei mesi dal perfezionamento dell’operazione.
L’Agcm ha chiarito che questi vincoli possono considerarsi direttamente connessi e necessari all’operazione solo entro limiti precisi: una durata massima di due anni, la circoscrizione ai prodotti e alle aree geografiche in cui opera l’impresa acquisita, e l’esclusione di qualsiasi impedimento all’acquisto o alla detenzione di partecipazioni a fini di puro investimento finanziario. L’Autorità si è riservata la possibilità di valutare separatamente eventuali patti che dovessero superare questi confini.
Dopo la comunicazione del provvedimento alle imprese coinvolte e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, l’operazione potrà considerarsi esaminata in via preliminare.
L’Autorità ha infatti deliberato di non procedere con l’istruttoria prevista dalla legge sulla concorrenza.