Sanità, Italia ultima nel G7 per spesa pubblica: il gap con l’Europa sfiora i 36 miliardi

L’Italia scivola sempre più ai margini d’Europa quando si parla di investimenti nella sanità pubblica. Secondo l’analisi diffusa dalla Fondazione GIMBE, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica del paese si è fermata al 6,2% del PIL, un decimo di punto in meno rispetto all’anno precedente e ben lontana dal 7,1% che rappresenta la media sia dei paesi OCSE sia di quelli europei. Un dato che colloca l’Italia al quindicesimo posto tra i ventisette paesi europei dell’area OCSE, e addirittura all’ultimo tra le nazioni del G7.
Il divario non è solo percentuale, ma pesa concretamente sulle tasche e sui servizi. La spesa pro-capite italiana si attesta a 3.952 dollari, contro una media OCSE di 4.861 e una media europea di 4.965: mancano rispettivamente 909 e 1.013 dollari per cittadino. Tradotto in euro e rapportato alla popolazione residente, il conto complessivo sfiora i 36 miliardi di euro di differenza rispetto al resto d’Europa.

A commentare i numeri è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, che parla apertamente di una questione ormai strutturale e non più solo contabile. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale“, dichiara Cartabellotta, sottolineando come a pagarne il prezzo più alto siano i cittadini, tra liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso e crescente ricorso alla spesa privata. Un fenomeno che nel 2024 ha spinto 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci, a rinunciare a esami diagnostici o visite specialistiche.

Il confronto storico mostra come il divario si sia aperto progressivamente: fino al 2011 la spesa italiana era sostanzialmente allineata alla media europea, ma da allora tagli e definanziamenti hanno allargato la forbice, aggravata ulteriormente dagli anni della pandemia e da una crescita, negli ultimi anni, inferiore a quella degli altri paesi. Nel G7 il distacco è ancora più netto: l’Italia investe meno della metà di quanto fa la Germania, che raggiunge gli 8.726 dollari pro-capite.

Non si tratta solo di un problema sanitario, avverte GIMBE, richiamando le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa, secondo cui il Servizio Sanitario Nazionale continua a garantire buoni esiti di salute ma sta progressivamente perdendo la capacità di erogare prestazioni tempestive ed eque, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti la carenza di personale sanitario.

A rendere il quadro ancora più incerto è lo stato di avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica sulla piena operatività delle Case e degli Ospedali di Comunità previsti dal piano. Il rischio, denunciato più volte da GIMBE, è che le nuove strutture restino “scatole vuote”: edifici realizzati e target formalmente centrati, ma privi della capacità di garantire un’effettiva presa in carico dei cittadini sul territorio.
In vista della prossima Legge di Bilancio, Cartabellotta chiede di rompere con la consuetudine del confronto annuale sulle risorse da destinare alla sanità.
“Bisogna interrompere questa liturgia annuale», dichiara, invocando un patto tra le forze politiche che fissi un impegno non negoziabile a rifinanziare progressivamente il sistema sanitario pubblico, accompagnando le risorse con riforme strutturali.
Il presidente della Fondazione chiude con un monito netto: senza un cambio di rotta, avverte, il diritto alla tutela della salute rischia di restare universale solo sulla carta, trasformandosi di fatto in una selezione dei diritti per reddito, “la negazione dell’art. 32 della Costituzione”.

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