Scaccabarozzi: nuova governance mette a rischio le aziende di farmaci branded

Gli autorevoli e meritatissimi risultati ottenuti negli scorsi anni dall’Italia, in particolar modo nel 2018, quando ha per la prima volta superato la Germania nella produzione farmaceutica raggiungendo il valore di 31,2 miliardi di euro, hanno fatto ben sperare il comparto e l’economia italiana. Il settore ha fatto da traino all’industria del bel paese vantando numeri in crescita rispetto all’occupazione giovanile.

Il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi però, in un incontro pubblico di fine anno, ha espresso preoccupazione in merito alle regole della nuova governance sulla farmaceutica, in particolar modo rispetto all’equivalenza terapeutica.

Una politica che potrebbe mettere a rischio la tenuta delle imprese del settore, poiché punterebbe al rimborso di un solo farmaco per categoria terapeutica azzerando di fatto la concorrenza.

“Il documento sulla nuova governance – spiega Scaccabarozzi in un ‘intervista rilasciata all’Ansa – potrebbe ‘minacciare’ pesantemente il settore. Proprio la norma dell’equivalenza terapeutica, spiega infatti il presidente delle aziende del farmaco, “ha conseguenze sia industriali sia politiche. Oggi lo Stato rimborsa comunque il farmaco che ha il prezzo più basso. Ma allora perché non lasciare libertà sul mercato?”.

Il fatto, chiarisce, “è che come azienda io posso produrre un farmaco se lo vendo, ma se su 15 farmaci prodotti si decide poi di venderne uno soltanto, allora la conseguenza è che le altre aziende smettono di produrre. Ma a parità di costi per lo Stato, perché produrre un solo medicinale? La crescita industriale c’è se tutti producono”.

Insomma, avverte Scaccabarozzi, “imporre un’equivalenza terapeutica senza evidenze scientifiche implica soprattutto un rischio di tenuta per le aziende di farmaci ‘branded’. C’è il serio pericolo che aziende possano chiudere”. Se la situazione è questa, afferma, “sarà difficile nel 2019 fare le stesse assunzioni fatte nel 2018 e pari a circa 6mila”.

Al momento, annuncia, “è tutto in discussione, ma a questo punto speriamo di non dover gestire dei piani di crisi”. Tuttavia, l’aspetto positivo è che con il ministero della Salute “è aperto il dialogo sul documento, che è un documento ‘di indirizzo’: se tale confronto ci sarà – sottolinea – sarà un bene per tutti, soprattutto per i pazienti che si vedrebbero così prescritti i farmaci che il medico ha deciso che sono i più adatti per loro senza nessun aggravio per i costi dello Stato”.

Il punto, secondo Scaccabarozzi, è che “oggi non si può più fare cassa sulla farmaceutica, perché il 90% dei farmaci è a brevetto scaduto. Di certo, la spesa farmaceutica è già sotto-finanziata e dunque non potrà portare ai risparmi che qualcuno ipotizza. Quello che le aziende del farmaco oggi chiedono – conclude – è semplicemente la libera competizione industriale”.

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