Dpc, a Ferrara cambia il punto di ritiro dei farmaci: il nodo tra accessibilità e competenze
Dove deve essere ritirato un farmaco? La domanda, apparentemente semplice, è diventata a Ferrara il punto di partenza di un confronto che coinvolge medici di medicina generale, farmacie e azienda sanitaria.
Dal 1° novembre alcuni medicinali oggi consegnati nelle medicine di gruppo saranno infatti ritirati nelle farmacie convenzionate, nell’ambito della distribuzione per conto (DPC).
Una modifica che riguarda poco meno di 900 assistiti, soprattutto nel territorio cittadino, e che ha suscitato la reazione della Fimmg provinciale.
La vicenda è stata ricostruita dal Resto del Carlino di Ferrara, che ha raccolto le diverse posizioni sul passaggio.
Al centro non c’è soltanto una diversa modalità organizzativa. La discussione riguarda infatti anche il modo in cui vengono distribuite le competenze lungo il percorso del farmaco, dal momento della prescrizione fino alla sua dispensazione al paziente.
A determinare il cambiamento è la delibera della Regione Emilia-Romagna del 6 luglio 2026, con la quale vengono disciplinate le attività e i servizi delle farmacie convenzionate nel quadro dei nuovi accordi nazionali.
L’ Ausl Ferrara ha precisato che non si tratta quindi di una decisione circoscritta alla sola realtà ferrarese, ma dell’applicazione a livello locale di un quadro regolatorio più ampio.
Secondo l’azienda sanitaria, il passaggio non dovrebbe comportare interruzioni nella terapia: gli assistiti potranno continuare a ritirare i medicinali nella farmacia ritenuta più comoda.
La DPC, del resto, prevede proprio che siano le farmacie convenzionate a erogare medicinali acquistati direttamente dall’azienda sanitaria. È un modello già previsto nell’organizzazione dell’assistenza farmaceutica territoriale.
La novità, a Ferrara, consiste dunque soprattutto nel trasferimento del punto di ritiro per una parte degli assistiti che finora facevano riferimento alle medicine di gruppo.
La Fimmg ha espresso contrarietà alla decisione, richiamando l’utilità del servizio svolto finora dai medici soprattutto nei confronti dei pazienti più fragili.
Il confronto con l’Ausl è previsto per il 6 ottobre, quando dovrebbero essere approfondite le modalità operative del passaggio.
Dall’altra parte, Federfarma Emilia-Romagna invita a evitare che la discussione venga interpretata come una contrapposizione tra professionisti sanitari.
È questa la posizione espressa da Achille Gallina Toschi, presidente di Federfarma Emilia-Romagna, che sottolinea come la questione debba essere valutata anche alla luce delle rispettive competenze.
“Il tema non è soltanto dove il cittadino ritira il farmaco, ma anche chi è chiamato a svolgere le diverse funzioni lungo il percorso di cura – spiega Gallina Toschi –.
Medico e farmacista hanno responsabilità differenti e complementari: la diagnosi e le scelte terapeutiche spettano al medico, mentre la dispensazione del farmaco rientra nella competenza professionale del farmacista“.
Un distinguo che, secondo il presidente regionale di Federfarma, merita attenzione anche sul piano normativo.
“La farmacia– continua Gallina Toschi – rappresenta per il cittadino un punto di accesso particolarmente vicino e facilmente raggiungibile, grazie alla distribuzione sul territorio, agli orari di apertura e ai turni.
Ma, oltre all’aspetto dell’accessibilità, esiste una questione di rispetto delle competenze previste dalle norme. È un profilo che intendiamo approfondire“.
La federazione regionale intende ora verificare il quadro della vicenda insieme alla Regione Emilia-Romagna, prima di valutare eventuali ulteriori iniziative.
“Il nostro primo passo sarà confrontarci con la Regione – prosegue Gallina Toschi –. La Regione stessa ha sostenuto che modalità di questo tipo non siano più compatibili con il quadro attuale.
Per questo vogliamo capire esattamente come si colloca la vicenda rispetto alle disposizioni vigenti”.
L’approfondimento, conclude il presidente, riguarderà anche gli aspetti giuridici: “Verificheremo con il nostro studio legale se vi siano profili che richiedano ulteriori interventi.
In questa fase riteniamo però prioritario il dialogo con le istituzioni e una verifica puntuale della normativa“.
Resta poi la questione dell’accessibilità. Per Federfarma, lo spostamento verso le farmacie può rappresentare un’opportunità per avvicinare il punto di ritiro al luogo di vita quotidiana del paziente, soprattutto considerando la presenza capillare delle farmacie territoriali.
È anche uno degli argomenti sui quali l’associazione dei titolari insiste da tempo nel sostenere l’ampliamento della distribuzione per conto: rendere più semplice l’accesso ai medicinali, riducendo gli spostamenti e concentrando nella farmacia una parte crescente dei servizi rivolti alla popolazione.
La vicenda ferrarese, tuttavia, mostra come l’evoluzione della farmacia territoriale non possa essere separata dalla definizione dei compiti degli altri professionisti sanitari.
Il passaggio dal ritiro nelle medicine di gruppo alla DPC nelle farmacie sarà quindi uno dei temi del confronto del 6 ottobre, mentre resta da verificare come verrà concretamente organizzata la transizione per gli assistiti interessati.