IA e salute, il 59% degli italiani apre al consulto digitale ma il farmacista resta insostituibile

Gli italiani si aprono all’intelligenza artificiale quando si parla di salute, ma non rinunciano al rapporto con medici e farmacisti, che restano il punto di riferimento primario.
È quanto emerge dallo STADA Health Report 2026, presentato a Milano da EG STADA Group in collaborazione con Il Sole 24 Ore, basato su un’indagine condotta da Human8 su circa duemila italiani tra i 18 e i 76 anni, parte di una ricerca più ampia svolta in venti Paesi tra febbraio e marzo.

Il dato più significativo per la filiera farmaceutica riguarda proprio la fiducia riposta negli operatori sanitari: il 74% degli intervistati li considera ancora i principali responsabili dell’educazione alla salute, un ruolo che il Report conferma centrale anche nello scenario di crescente digitalizzazione. Quasi sei italiani su dieci (59%) non escludono di ricorrere all’intelligenza artificiale per un consulto, ma lo fanno quasi sempre a condizione di poter contare su un successivo confronto con un professionista, di usarla come secondo parere o solo per disturbi lievi.
Il 44% degli intervistati, va detto, dichiara di non utilizzarla affatto per questioni legate alla propria salute.

Tra le preoccupazioni più diffuse verso l’IA emergono il rischio di errori diagnostici (52%), l’uso dei dati sanitari senza consenso (36%) e il timore di una riduzione del contatto umano (36%). Anche per questo, quando si tratta di consulenze farmaceutiche, gli italiani continuano a preferire l’incontro in presenza, indicato dal 69% del campione.

Il farmaco resta, secondo l’indagine, l’ambito in cui il sistema sanitario funziona meglio: il 59% degli intervistati giudica soddisfacente l’accesso ai medicinali, a fronte di valutazioni più critiche su salute mentale, servizi digitali e assistenza agli anziani.
Sul fronte della soddisfazione generale verso il Servizio sanitario nazionale, il dato scende invece al 45%, in calo rispetto al 48% del 2025, complici soprattutto i lunghi tempi di attesa, segnalati dal 73% degli intervistati come criticità principale.

Guardando al futuro della professione, quasi un italiano su tre (31%) immagina farmacisti e altri operatori sanitari sempre più chiamati a un ruolo di interpreti e consulenti degli strumenti di intelligenza artificiale, mentre il 45% ne prevede un impegno crescente nella consulenza digitale a distanza.

“L’edizione 2026 dello STADA Health Report conferma come gli italiani guardino al futuro della salute con un mix di apertura e pragmatismo”, ha dichiarato Luca Vitaloni, Associate Director di Human8. Sulla stessa linea Salvatore Butti, General Manager & Managing Director di EG STADA Group, secondo cui digitalizzazione e intelligenza artificiale “possono offrire un contributo importante, aiutando i professionisti sanitari a rendere il percorso di cura più semplice, tempestivo e vicino ai bisogni delle persone, all’interno di un modello in cui la relazione umana deve rimanere centrale”.

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