Conasfa: “Il contratto dei dipendenti delle farmacie private resta fermo. Una trasformazione a metà”

Il contratto collettivo nazionale dei dipendenti delle farmacie private era valido dal 1° novembre 2021 al 31 agosto 2024 ed è quindi scaduto da più di due anni.
Da allora, il rinnovo è rimasto al centro di una trattativa complessa, segnata da due scioperi nazionali, interruzioni e riprese del confronto e diverse proposte economiche.

La questione è tornata nelle ultime settimane sotto i riflettori a seguito della firma, il 15 settembre, dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Assofarm, che riguarda i dipendenti delle farmacie comunali e speciali.
Così, Conasfa, l’associazione dei farmacisti non titolari, torna a porre l’attenzione sul mancato rinnovo del contratto delle farmacie private e sul riconoscimento professionale dei farmacisti collaboratori.

L’intesa Assofarm prevede un incremento complessivo di 220 euro mensili a regime per il primo livello, quello in cui è inquadrato il farmacista collaboratore, e una nuova indennità professionale di 30 euro mensili per tutti i farmacisti.
Avrà validità fino al 31 dicembre 2029, ma dovrà ancora passare dalla ratifica delle aziende associate e dalle assemblee dei lavoratori.
C’è anche un elemento di novità che gli osservatori hanno sottolineato: per la prima volta il contratto delle farmacie pubbliche viene sottoscritto prima di quello delle private.

Sul fronte delle farmacie private il quadro è diverso. La trattativa con Federfarma, che nel 2025 veniva indicata come riguardante circa 60mila lavoratrici e lavoratori, si era interrotta già nel maggio 2025.
La parte datoriale si era orientata su un aumento di 120 euro nel triennio, cifra che i sindacati giudicavano “totalmente inadeguata”.
Nell’autunno successivo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno definito una provocazione l’offerta di 180 euro, e il 6 novembre 2025 c’è stato il primo sciopero nazionale.
Il tavolo è ripartito all’inizio del 2026: a febbraio Federfarma ha proposto un incremento complessivo di 220 euro mensili per la qualifica di farmacista, composto da 130 euro di quota base, 70 euro legati al riconoscimento della qualifica professionale e 20 euro come elemento di garanzia in attesa della contrattazione regionale. Anche stavolta le organizzazioni sindacali si sono dette insoddisfatte e il confronto è stato nuovamente rinviato. Il 13 aprile 2026 si è quindi svolto un secondo sciopero nazionale.

Le ragioni di Federfarma, da parte sua, non sono state mai nascoste. L’associazione dei titolari ha sempre indicato la necessità di garantire la sostenibilità di tutte le farmacie, comprese quelle dei piccoli centri.
Ha inoltre insistito sull’idea che il riconoscimento dei collaboratori possa passare anche da benefit capaci di incidere sulla qualità della vita, oltre che dall’aumento salariale.
È il nodo che tiene distanti le parti: quanto peso dare alla dinamica dei salari e quanto a welfare e contrattazione territoriale.

In questo quadro si inserisce il documento di Conasfa, che nasce come replica a un’analisi diffusa da Federfarma sui risultati dell’ultimo anno.
L’associazione non contesta i numeri: le 20.295 farmacie, i 101mila addetti, di cui 60mila farmacisti collaboratori, e una componente dipendente composta per l’80% da donne, il fatturato di 27,865 miliardi di euro, le oltre 1,16 milioni di prestazioni di telemedicina erogate nel 2025. Contesta invece l’assenza di chi, in quei numeri, ha lavorato. Dietro ogni test, ogni vaccino, ogni elettrocardiogramma c’è secondo Conasfa un professionista che ha studiato, si è formato e ha assunto una responsabilità clinica diretta verso il cittadino, e che nel racconto istituzionale del risultato non compare mai. La stessa fiducia che i cittadini riconoscono alla farmacia, ricorda il comunicato citando la ricerca Censis per Federfarma, si costruisce ogni giorno nel rapporto al banco.

Ne discende, per l’associazione, il paradosso che dà il titolo al testo: una convenzione rinnovata dopo oltre 25 anni e la Farmacia dei Servizi stabilizzata dalla legge di bilancio, ma nessun contratto per chi quei servizi li eroga.
“È una trasformazione a metà”, scrive Conasfa, aggiungendo che il rinnovo contrattuale non è soltanto una rivendicazione salariale, ma anche una questione di riconoscimento professionale.
Per questo, sostiene, l’organizzazione che rappresenta la categoria dovrebbe essere la prima a colmare quel vuoto.

L’intesa sulle comunali ha dato ai sindacati un argomento in più. Un dirigente della Fisascat Cisl dell’Emilia Centrale ha detto che, dopo la firma, “Federfarma ora non ha più alibi“.
Dalla Filcams Cgil, una delle sigle presenti al tavolo, arriva invece una lettura più netta: le trattative per le private restano, a suo giudizio, ancora in discussione e molto lontane dalla soluzione.
Fra le sigle sindacali si guarda all’accordo Assofarm come a un possibile riferimento anche per il negoziato con i titolari privati, mentre a oggi non risulta annunciata una data per la ripresa del tavolo.

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