Tumore ovarico, l’appello al Senato: serve un fondo transitorio per i test dei biomarcatori prima dell’inserimento nei LEA

L’oncologia di precisione corre più veloce della burocrazia regolatoria, creando un paradosso assistenziale che impatta direttamente sulla catena di fornitura e dispensazione dei farmaci innovativi.
In Italia il farmaco mirato contro il carcinoma ovarico platino-resistente è approvato e rimborsato, ma il test diagnostico accoppiato per individuare le pazienti idonee non è ancora inserito nei LEA.
Per superare questo corto circuito, che genera profonde disuguaglianze regionali nell’accesso alle cure, le associazioni dei pazienti (ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia) hanno presentato al Senato un position paper.
La richiesta alle istituzioni è duplice: istituire un fondo nazionale transitorio da 550.000 euro per finanziare il test del recettore alfa del folato (FRα/FOLR1) e standardizzare il percorso diagnostico anticipando l’esame direttamente alla diagnosi.

Ogni anno in Italia si registrano oltre 5.400 nuove diagnosi di tumore ovarico, spesso individuate in fase avanzata.
Sebbene la ricerca farmaceutica abbia messo a disposizione anticorpi coniugati e terapie mirate di ultima generazione per le forme platino-resistenti, l’assenza di un meccanismo di rimborso uniforme per i biomarcatori blocca la filiera prescrittiva.
L’impatto di questa asincronia ricade sulla medicina del territorio e sulla governance farmaceutica, poiché rallenta l’avvio della terapia corretta ed efficienta la spesa sanitaria.
Secondo uno studio preliminare di ALTEMS (spin-off dell’Università Cattolica), l’introduzione del test precoce alla diagnosi non solo ridurrebbe i costi complessivi del percorso di screening, ma ridurrebbe di oltre il 45% il tempo operatore dedicato dal personale sanitario a ciascun test.

Il nodo centrale della gestione dei percorsi diagnostico-terapeutici (PDTA) è stato rimarcato dai clinici e dai rappresentanti delle istituzioni.
Carmine Pinto (Head Medical Oncology Clinical Centre dell’IRCCS AUSL Reggio Emilia):
“La medicina di precisione si fonda sulla possibilità di dare al paziente giusto la giusta terapia. Bisogna dunque garantire l’accesso al test, prevedere un allineamento diretto tra i percorsi di approvazione e rimborso della terapia e quelli della diagnostica corrispondente.
Avere già disponibile il risultato può contribuire a evitare ritardi“.

Un impegno all’azione che viene recepito anche sul fronte politico parlamentare per sbloccare lo stallo economico:
On. Simona Loizzo (Componente della XII Commissione Affari sociali della Camera):
“Non possiamo accettare che una paziente abbia a disposizione una cura innovativa, ma incontri ostacoli nell’esecuzione dell’esame che consente di stabilire se può beneficiarne.
Ci impegneremo affinché il tema del finanziamento del test per il recettore alfa dei folati trovi soluzione con l’obiettivo di individuare una soluzione nazionale”.

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