STADA Health Report 2026: l’82% degli europei è favorevole all’Intelligenza Artificiale in sanità, ma farmacisti e medici restano centrali
L’Intelligenza Artificiale (IA) entra sempre più nella gestione della salute degli europei, ma senza mettere in discussione il ruolo di medici e farmacisti, che continuano a rappresentare i principali punti di riferimento per i cittadini.
È quanto emerge dallo STADA Health Report 2026, indagine indipendente condotta in 20 Paesi europei.
Secondo il report, l’82% degli europei è favorevole all’impiego dell’IA nella propria assistenza sanitaria e il 55% la utilizza già per attività legate alla salute.
Cresce quindi l’integrazione degli strumenti digitali nella quotidianità, mentre aumenta anche la propensione a condividere i propri dati sanitari: il 43% degli intervistati si dichiara disponibile a rendere accessibile la propria cartella clinica all’IA per migliorare diagnosi, prevenzione e trattamenti, mentre il 49% afferma di fidarsi, o sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi supportata dall’intelligenza artificiale.
Il quadro si inserisce in un contesto di sistemi sanitari ancora sotto pressione. Solo il 56% degli europei si dichiara soddisfatto dell’assistenza sanitaria del proprio Paese, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2025.
Le principali criticità restano la carenza di personale sanitario e i lunghi tempi di attesa, indicati dal 67% degli intervistati, seguiti dall’aumento delle patologie croniche (56%), dei disturbi mentali (53%) e dalle difficoltà di accesso a cure economicamente sostenibili (43%).
In questo scenario cresce anche il livello di autonomia dei cittadini. Il 78% ritiene di essere preparato a prendersi cura della propria salute, il 94% ricorre all’automedicazione per almeno alcuni disturbi e l’85% utilizza dispositivi o strumenti digitali per monitorare il proprio stato di salute, dai fitness tracker agli strumenti di misurazione domiciliare.
Nonostante la diffusione dell’IA in sanità, la fiducia continua però ad avere un volto umano. Il 77% degli europei indica il Medico di Medicina Generale come principale riferimento nelle decisioni sulla salute, mentre il 57% riconosce questo ruolo ai farmacisti, confermando il valore della farmacia come presidio sanitario di prossimità.
L’accettazione dell’IA riguarda soprattutto le attività di supporto. Gli intervistati si mostrano favorevoli al suo utilizzo per la gestione di appuntamenti e follow-up (50%), per la documentazione delle visite e per il monitoraggio delle patologie croniche (36%).
Al contrario, permane una chiara richiesta che le decisioni cliniche rimangano affidate ai professionisti sanitari: il 38% teme una riduzione del rapporto umano, mentre il 35% è preoccupato da un possibile peggioramento della comunicazione con medici e altri operatori.
Per le farmacie, il report evidenzia un’opportunità di evoluzione piuttosto che una perdita di centralità. Gli europei si aspettano infatti professionisti sempre più capaci di integrare competenze cliniche e strumenti digitali: il 41% auspica un incremento dei consulti digitali, il 30% ritiene che il ruolo umano degli operatori sanitari diventerà ancora più importante e il 26% li vede come guide affidabili nell’interpretazione delle informazioni generate dalle nuove tecnologie.
Solo un europeo su cinque pensa che l’IA ridurrà l’importanza degli operatori sanitari.
Come sottolinea Peter Goldschmidt, CEO di STADA, l’intelligenza artificiale non sta sostituendo il rapporto tra paziente e professionista, ma sta ridefinendo il modello di assistenza.
In questo contesto, le farmacie si confermano tra i presidi sanitari più accessibili e affidabili, chiamate a coniugare competenza professionale, prossimità e innovazione digitale per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini.
Lo STADA Health Report 2026 è stato realizzato da Human8 per conto di STADA attraverso un’indagine online condotta tra febbraio e marzo 2026 su un campione rappresentativo compreso tra 500 e 2.000 intervistati in ciascuno dei 20 Paesi europei coinvolti.