Obesità. Semaglutide riduce significativamente il peso corporeo rispetto ad altri GLP-1

Da una nuova analisi è emerso che il trattamento iniettivo settimanale con il GLP-1 agonista semaglutide consente di migliorare la qualità di vita e di ridurre significativamente il peso corporeo negli adulti in sovrappeso o obesi.

Oltre a un migliore effetto sul peso, il farmaco ha anche dimostrato una riduzione superiore dell’emoglobina glicata (HbA1c) in confronto ad altri GLP-1 agonisti in SUSTAIN 3 (rispetto a exenatide 2,0 mg a rilascio prolungato), SUSTAIN 7 (rispetto a dulaglutide) e SUSTAIN 10 (rispetto a liraglutide 1,2 mg).

Obiettivo dell’analisi era valutare se la perdita di peso significativamente maggiore ottenuta con semaglutide fosse mediata da nausea/vomito e altri eventi avversi gastrointestinali (diarrea, stitichezza, dispepsia) durante la fase iniziale di escalation della dose (dal basale alla settimana 12, quando questo tipo di effetti collaterali si manifestano con più frequenza) e dal basale alla fine del trattamento (settimana 56 nel trial SUSTAIN 3, 40 in SUSTAIN 7 o 30 in SUSTAIN 10).

I partecipanti agli studi sono stati suddivisi in base al fatto che avessero riferito o meno di provare nausea, vomito o qualsiasi altro evento avverso gastrointestinale.

La variazione rispetto al basale nel peso corporeo è stata valutata all’interno di ogni studio e sottogruppo. Per chiarire ogni dubbio, un’analisi di mediazione ha considerato la perdita di peso come un effetto sia diretto che indiretto (ossia mediato dagli eventi gastrointestinali).

“Anche se le evidenze attuali sono limitate agli studi sugli animali, i dati suggeriscono che la perdita di peso associata a semaglutide è mediata a livello centrale attraverso l’attivazione delle aree cerebrali coinvolte nel controllo dell’appetito e nella ricompensa, come i circuiti neurali dell’ipotalamo, il nucleo arcuato, i neuroni che producono pro-opiomelanocortina e il nucleo del tratto solitario”, hanno affermato i ricercatori.

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