Medicina personalizzata, in Italia accesso ancora disomogeneo

La farmacogenetica è sempre più presente nella pratica clinica italiana, soprattutto in ambito oncologico, ma resta caratterizzata da un accesso disomogeneo sul territorio nazionale.
È quanto emerge dalla prima mappa nazionale presentata al Senato, promossa da Società Italiana di Genetica Umana e Società Italiana di Farmacologia insieme alle istituzioni.

“La farmacogenetica rappresenta una leva strategica per rafforzare l’appropriatezza prescrittiva, migliorare la sicurezza dei pazienti e rendere la medicina personalizzata una realtà concreta nel Servizio Sanitario Nazionale.”
Lo afferma la Sen. Daniela Ternullo.

L’indagine, pubblicata sull’European Journal of Human Genetics e condotta su 49 laboratori, evidenzia una diffusione crescente dei test, in particolare in oncologia, ma anche forti differenze tra Regioni per organizzazione, tecnologie e modalità di accesso.

“La farmacogenetica, disciplina che consente di personalizzare le terapie sulla base del profilo genetico del paziente, è sempre più presente nella pratica clinica italiana – spiega Matteo Floris – in particolare in ambito oncologico.
Tuttavia, la sua implementazione nel Servizio Sanitario Nazionale resta ancora disomogenea, con differenze rilevanti tra territori, nell’organizzazione dei servizi e nelle modalità di accesso.”

Permangono inoltre criticità nell’integrazione clinica dei risultati e nella disponibilità di counselling farmacologico.

“Questa variabilità si riflette anche nell’integrazione clinica dei test – spiega Erika Cecchin – se la maggior parte dei laboratori fornisce un’interpretazione dei risultati del dato genetico, solo una minoranza include indicazioni terapeutiche operative. In particolare, il counselling farmacologico, fondamentale per tradurre il dato genetico in scelte cliniche, è disponibile solo nel 29% dei centri”.

Forte anche il divario geografico, con servizi concentrati soprattutto nel Nord Italia.

“Uno degli elementi più rilevanti riguarda la distribuzione geografica dei servizi – commenta la Sen. Elena Murelli –.
L’attività farmacogenetica è concentrata soprattutto nel Nord Italia, dove si collocano la maggior parte dei centri ad alto volume, mentre nel Centro-Sud l’offerta risulta più limitata.”

Per istituzioni ed esperti, la farmacogenetica rappresenta una leva strategica anche per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

“La prescrizione farmacologica non può più essere concepita come un atto isolato – aggiunge Robert Nisticò – ma deve fondarsi su una valutazione integrata e multidimensionale delle caratteristiche cliniche, biologiche e individuali del paziente.”

La priorità condivisa è ora quella di costruire una rete nazionale coordinata, capace di garantire standard uniformi e pari accesso ai test su tutto il territorio.

“I risultati di questo studio e delle nostre analisi più recenti evidenziano chiaramente la necessità di definire standard condivisi per test e refertazione – commenta Paola Grammatico – a garantire equità di accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale.”

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