Farmacie online false, il Regno Unito propone di coinvolgere i motori di ricerca


Le farmacie online false hanno smesso da tempo di essere un fenomeno marginale, e la Gran Bretagna prova ora a mettere ordine tra le proposte per arginarle.
Il General Pharmaceutical Council (Gphc), l’organismo che regola la professione farmaceutica britannica, ha convocato una tavola rotonda con parlamentari, regolatori, rappresentanti del settore farmaceutico e associazioni di pazienti, da cui è nato un rapporto pubblicato a settembre 2026 che fotografa la scala del problema e mette sul tavolo una serie di interventi possibili, nessuno dei quali, avvertono i partecipanti, sarà da solo sufficiente.
A presiedere l’incontro è stato Sadik Al-Hassan, deputato laburista e farmacista di formazione, oggi a capo dell’All-Party Parliamentary Group on Pharmacy, che nella prefazione al rapporto chiarisce subito il perimetro della questione: “non si tratta di demonizzare lo spazio online.

Si tratta di contrastare chi lo sfrutta per fini criminali mettendo a rischio la sicurezza dei pazienti”. Le farmacie online legittime e registrate, ricorda Al-Hassan, offrono un servizio sicuro e prezioso; il problema sono gli operatori illegali che si appropriano della fiducia che i pazienti ripongono nelle farmacie per vendere medicinali contraffatti, inefficaci o pericolosi — alcuni dei quali arrivano a clonare siti autentici o a usare abusivamente numeri di registrazione del Gphc.
Il documento prova a dare una misura del fenomeno, pur riconoscendone i limiti: i siti coinvolti sono difficili da quantificare con precisione, perché spesso ospitati in paesi diversi da quelli a cui vendono e capaci di comparire e sparire nel giro di poco tempo.
Tra i medicinali più trattati da questi canali figurano sedativi, antidolorifici potenti, farmaci per la disfunzione erettile e, sempre più spesso, prodotti per la gestione del peso: un dato citato nel rapporto riferisce che il 21% degli oltre due milioni e mezzo di utilizzatori di farmaci GLP-1 nel Regno Unito non li ha ottenuti tramite prescrizione medica.

Le cause di questa domanda, secondo una ricerca commissionata da Lilly e presentata alla tavola rotonda, non sono riconducibili a semplice imprudenza: pesano le difficoltà di accesso ai medici di base, le lunghe liste d’attesa, i costi per i pazienti con patologie croniche, la comodità e la riservatezza degli acquisti online, l’esposizione a pubblicità mirata, compresi contenuti generati con l’intelligenza artificiale.Da qui la raccomandazione, più volte ribadita nel rapporto, di costruire campagne di sensibilizzazione empatiche e non giudicanti, capaci di raggiungere i pazienti attraverso i social media e le reti di comunità piuttosto che i canali tradizionali.

Tra le proposte discusse spicca quella di coinvolgere i motori di ricerca: dare priorità alle farmacie registrate, declassare o rimuovere i siti illegali, segnalare agli utenti quelli già individuati dai regolatori.
Ma il rapporto elenca anche altre strade: il coinvolgimento dei fornitori di servizi di pagamento, che negli Stati Uniti già limitano l’accesso alle farmacie non accreditate; l’adozione di un dominio “.pharmacy”, usato da oltre il 60% delle farmacie statunitensi e canadesi per rendersi immediatamente riconoscibili; un possibile logo comune sul modello di quello già in uso nell’Unione europea; la diffusione di codici QR che permettano al paziente di verificare l’autenticità del farmaco acquistato. Si discute anche di un fronte più strutturale, quello dell’accesso: ampliare la disponibilità sul servizio sanitario nazionale dei farmaci più richiesti online, a partire da quelli per la gestione del peso, ridurrebbe secondo i partecipanti la spinta verso i canali non regolamentati.

Il rapporto insiste inoltre sulla dimensione internazionale del problema: siti ospitati e prodotti provenienti da più paesi rendono necessaria una collaborazione transfrontaliera, e segnala come, a fronte di un fenomeno che cresce, le grandi piattaforme tecnologiche abbiano finora offerto un impegno limitato — un punto che potrebbe spingere i governi verso interventi legislativi più stringenti, capaci di imporre responsabilità chiare a motori di ricerca e social network.
Il documento si chiude senza soluzioni definitive, definendosi esplicitamente l’inizio di un percorso: l’All-Party Parliamentary Group on Pharmacy esaminerà ora le proposte emerse dalla tavola rotonda per elaborare raccomandazioni rivolte al governo, al settore farmaceutico e ai regolatori.

CORRELATI