Farmacie comunali, ipotesi di rinnovo del CCNL: aumenti e nuove tutele per i farmacisti

Da anni il rinnovo dei contratti dei farmacisti collaboratori è al centro di una discussione che riguarda tanto le farmacie private quanto quelle comunali.
Retribuzioni, nuove responsabilità professionali e trasformazione della farmacia in presidio sanitario sono alcuni dei temi che hanno accompagnato una lunga stagione di confronto e mobilitazioni.
Per le farmacie private il contratto è scaduto nell’agosto 2024, mentre per quelle comunali la scadenza risaliva al dicembre dello stesso anno.

Ora, almeno sul fronte delle farmacie comunali, arriva un primo passaggio concreto. **Assofarm e le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sottoscritto il 15 settembre l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL**, che dovrà ora essere sottoposta alla ratifica delle aziende associate e alle assemblee dei lavoratori. L’intesa avrà validità fino al 31 dicembre 2029.

Sul piano economico, l’accordo prevede un incremento retributivo complessivo di 220 euro mensili a regime per il primo livello, quello nel quale è inquadrato il farmacista collaboratore.
A questo si aggiunge una nuova indennità professionale di 30 euro mensili per tutti i farmacisti.

È inoltre previsto un riconoscimento una tantum di 500 euro, parametrato al primo livello, a copertura del periodo di vacanza contrattuale.
Per i direttori delle farmacie con un fatturato annuo superiore a un milione di euro è previsto un ulteriore elemento economico, con importo progressivo.

Una parte dell’accordo riguarda poi le attività che negli ultimi anni hanno ampliato il ruolo del farmacista. Viene regolamentato anche il compenso per l’attività vaccinale, riconoscendo sul piano contrattuale una prestazione entrata stabilmente tra i servizi offerti ai cittadini nelle farmacie.

L’ipotesi di rinnovo interviene anche sull’organizzazione del lavoro. Tra le novità figura l’equiparazione del monte ore annuo dei permessi per riduzione dell’orario tra i dipendenti assunti prima e dopo il 2013, con 32 ore annue aggiuntive di riduzione dell’orario per i lavoratori interessati.

Sono inoltre previste nuove disposizioni sul part-time e un incremento delle maggiorazioni per il lavoro straordinario e festivo. Sul fronte della maternità viene introdotta l’integrazione della retribuzione al 100%.
L’accordo interviene anche sulla copertura assicurativa per la colpa grave professionale e sulle misure di prevenzione e tutela rispetto ad aggressioni e violenze nei luoghi di lavoro.

L’intesa arriva al termine di una trattativa che aveva conosciuto una fase di forte tensione. Il 17 giugno 2026 i sindacati avevano proclamato uno sciopero nazionale dei dipendenti delle farmacie comunali, dopo lo stallo del negoziato sul rinnovo del contratto scaduto il 31 dicembre 2024. Secondo i dati diffusi dalle organizzazioni sindacali, la mobilitazione aveva coinvolto oltre 6mila lavoratori.

Dopo lo sciopero, il confronto con Assofarm era ripreso a luglio, con nuove proposte sia sul piano economico sia su quello normativo. Il percorso è proseguito negli incontri di settembre fino alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo del 15 settembre.

La firma dell’ipotesi viene valutata positivamente anche dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, che sottolinea in particolare il tema della valorizzazione professionale.

“È un risultato che va nella direzione che la Federazione sostiene da tempo: accompagnare l’evoluzione della professione valorizzando le prestazioni sanitarie erogate dal farmacista– dichiara il presidente FOFI, Andrea Mandelli –.
La Federazione, pur non avendo per legge un ruolo attivo nella contrattazione, ha sostenuto questo percorso e continuerà a farlo come voce istituzionale della professione, offrendo ai sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro la propria disponibilità e il proprio contributo per favorire il dialogo e la convergenza tra le parti, nel segno di un pieno riconoscimento delle competenze professionali che i farmacisti pongono ogni giorno al servizio dei cittadini”.

“In questa direzione – continua Mandelli – si inserisce la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Nazionale della FOFI, che ha richiamato l’opportunità di un inquadramento contrattuale dei farmacisti nell’ambito sanitario e dell’introduzione di una specifica ‘indennità di funzione sanitariaper i farmacisti collaboratori, coerente con il rafforzamento del loro ruolo nella sanità di prossimità, dalla prevenzione, alla promozione della salute fino alla presa in carico dei pazienti cronici”.

“Auspichiamo ora che si possa giungere in tempi rapidi a un’intesa equa e sostenibile anche per un nuovo contratto di lavoro dei farmacisti dipendenti delle farmacie private – conclude Mandelli –.
La Federazione continuerà a sostenere ogni percorso volto a valorizzare il ruolo professionale che i farmacisti svolgono nel Servizio Sanitario Nazionale e per la salute dei cittadini”.
Il riferimento finale di Mandelli riporta l’attenzione sull’altro grande fronte ancora aperto.
Il CCNL dei dipendenti delle farmacie private è scaduto il 31 agosto 2024 e il confronto tra Federfarma e organizzazioni sindacali è proseguito tra proposte economiche e richieste di maggiore valorizzazione professionale.
Nel febbraio 2026 Federfarma aveva messo sul tavolo, per il farmacista di primo livello, una proposta di incremento complessivo di 220 euro mensili, composta da 200 euro di aumento salariale e 20 euro legati a una clausola di garanzia.

I due percorsi contrattuali restano distinti, ma riportano al centro una questione comune: come riconoscere, anche sul piano contrattuale, l’evoluzione del lavoro del farmacista collaboratore, chiamato oggi a svolgere attività che vanno dalla dispensazione del farmaco alla prevenzione, dalle vaccinazioni ai servizi di monitoraggio e alla presa in carico dei pazienti.

Per le farmacie comunali, l’ipotesi sottoscritta il 15 settembre rappresenta ora un passaggio formale importante. Il prossimo appuntamento sarà con la ratifica delle aziende e con il voto delle assemblee dei lavoratori.

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