Export farmaceutico italiano a +28,5% nel 2025: numeri record, ma con qualche ombra all’orizzonte

L’industria farmaceutica si è confermata anche nel 2025 il principale motore dell’export manifatturiero italiano.
Secondo i dati Istat sul commercio con l’estero diffusi oggi, le esportazioni di farmaci e preparati medicinali sono cresciute del +28,5% rispetto al 2024, a fronte di un +3,2% per l’insieme della manifattura.
Su circa 19 miliardi di euro di aumento complessivo delle esportazioni manifatturiere, ben 15 miliardi vengono dalla farmaceutica. Senza quel contributo, la crescita del manifatturiero si sarebbe fermata a un modesto +0,7%.
Con 69,2 miliardi di euro esportati, il settore è oggi secondo solo alla meccanica per valore, e rappresenta l’11,3% dell’export manifatturiero totale — quota più che raddoppiata rispetto al 5% del 2015.
Le parole di Cattani
Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha commentato i dati con soddisfazione, ma anche con qualche avvertimento.
Da un lato il riconoscimento di un risultato strutturale: “I numeri dimostrano la forza di un settore che investe in ricerca, innovazione e competenze altamente specializzate, generando valore per l’economia e per i territori.
Il Governo ha fissato l’obiettivo ambizioso di raggiungere 700 miliardi di euro di export entro il 2027: un traguardo reso possibile grazie al contributo fondamentale dell’industria farmaceutica.
Dall’altro, però, Cattani introduce un elemento di cautela: i numeri del 2025 riflettono anche un fenomeno di accumulo di scorte che “in parte potrebbe assorbire quote dell’export del 2026“.
E sullo sfondo rimane la minaccia della politica americana della Most Favored Nation, che potrebbe comprimere il valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti, primo mercato di surplus commerciale dell’Italia con oltre 34 miliardi di saldo attivo.
Per questo, conclude il presidente di Farmindustria, “una performance che, anche alla luce della politica della Most Favored Nation (MFN) statunitense,
potrà essere consolidata solo attraverso un contesto capace di valorizzare innovazione e ricerca clinica, con percorsi value-based che sostituiscano il sistema di payback, di early-access per le nuove terapie,
che utilizzi pienamente i dati sanitari e che difenda sempre il valore industriale del settore. Il dialogo in corso col Governo ci lascia ben sperare.

La farmaceutica è oggi la voce più dinamica del made in Italy. Che lo rimanga dipenderà anche da scelte politiche — in Italia e oltreoceano — che vanno ben oltre i confini di un singolo anno record.

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