ENPAF, conti in ordine ma la previdenza dei farmacisti è a un bivio

I numeri reggono, e reggono bene. Ma dietro la solidità dei conti dell’ENPAF — l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Farmacisti — si nasconde una crepa silenziosa che il presidente Maurizio Pace non esita a nominare ad alta voce: per la prima volta nella storia dell’ente, nel 2025 le prestazioni pensionistiche hanno superato la contribuzione soggettiva. Un campanello d’allarme che, per quanto atteso, segna un punto di non ritorno.
Il Consiglio Nazionale ha approvato ieri il bilancio d’esercizio 2025, che fotografa un ente ancora robusto: l’avanzo si attesta a circa 218 milioni di euro, il totale dell’attivo sale a 3,78 miliardi, in crescita rispetto ai 3,57 miliardi dell’anno precedente, e le passività risultano in netta diminuzione. Sul fronte finanziario, i proventi netti superano i 160 milioni di euro, confermando la gestione degli investimenti come uno dei pilastri dell’equilibrio complessivo.
Eppure, a leggere i dati con attenzione, il quadro è più complesso. La contribuzione complessiva si aggira intorno ai 304 milioni di euro, mentre la spesa pensionistica ha già superato i 200 milioni.
Il differenziale positivo — ancora oltre i 100 milioni — si assottiglia di anno in anno. La traiettoria è chiara, e Pace non la nasconde: “Non possiamo limitarci ad amministrare l’esistente.
Dobbiamo governare una transizione demografica e professionale senza precedenti e già in atto“.

Il problema non è solo contabile: è strutturale. La professione farmaceutica sta attraversando una trasformazione profonda. I nuovi ingressi nella categoria sono incerti, i modelli organizzativi del settore si evolvono rapidamente, e la platea degli iscritti attivi — che alimenta le casse dell’ente — rischia di non crescere al ritmo necessario a sostenere una base di pensionati in espansione. È il classico scenario che accomuna molti enti previdenziali di categoria nell’Italia del decennio in corso: non una crisi immediata, ma una pressione crescente che richiede interventi oggi, non domani.
In risposta a questo scenario, il Consiglio Nazionale ha approvato contestualmente al bilancio anche alcune modifiche ai Regolamenti di previdenza e assistenza, orientate a introdurre maggiore flessibilità contributiva e strumenti di inclusione per chi percorre traiettorie professionali non lineari. Misure che, nelle intenzioni dell’ente, vogliono adeguare il sistema alla crescente pluralità dei percorsi lavorativi dei farmacisti.

La sfida, però, non è solo tecnica. È anche culturale. “È tempo di passare dalla logica dell’obbligo a quella dell’appartenenza“, ha dichiarato Pace a margine del Consiglio. “L’ENPAF non è un adempimento, ma uno strumento di tutela solidaristica“.
Un cambio di paradigma che richiede agli iscritti — soprattutto ai più giovani, quelli che oggi contribuiscono e domani chiederanno tutele — di considerare l’ente non come un prelievo forzoso, ma come una risorsa condivisa.
Le parole del presidente suonano come un appello, ma anche come un avvertimento: la sostenibilità futura dipenderà anche dalla capacità dell’ENPAF di costruire consenso attorno al proprio ruolo, in un momento in cui la fiducia nelle istituzioni previdenziali è tutt’altro che scontata.

Le modifiche regolamentari approvate ieri sono, nelle parole di Pace, “una prima risposta” a cambiamenti già in corso. Ma l’ente sta lavorando anche a misure più strutturali, alcune delle quali sono già in fase di studio e di dialogo con i Ministeri competenti.

Quel che è certo è che il 2025 segnerà probabilmente, a posteriori, l’anno in cui l’ENPAF ha smesso di essere esclusivamente un ente che gestisce risorse e ha cominciato a fare i conti con la necessità di ridisegnarsi.
I numeri sono ancora confortanti. Il tempo per agire, però, non è illimitato.

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