Scompenso cardiaco, un algoritmo legge nell’ECG i segnali che l’occhio umano non vede

L’intelligenza artificiale continua ad allargare i confini della diagnostica cardiovascolare, e lo fa questa volta a partire da uno degli esami più semplici ed economici a disposizione della medicina generale: l’elettrocardiogramma.
Uno studio internazionale a guida italiana, pubblicato sulla rivista European Heart Journal – Quality of Care and Clinical Outcomes, ha dimostrato che un modello di IA è in grado di individuare all’interno di un comune ECG tracce elettriche impercettibili all’occhio umano, correlate alla presenza nel sangue di livelli elevati di NT-proBNP, il biomarcatore di riferimento per la diagnosi di scompenso cardiaco.

Alla ricerca hanno collaborato l’Università della Calabria, Humanitas University, l’Università Federico II di Napoli, l’Università e l’Azienda sanitaria universitaria di Trieste, l’Università di Zurigo, l’Imperial College London, il King’s College London e la Seoul National University.
La rete neurale è stata addestrata su 84.895 elettrocardiogrammi ed esami NT-proBNP, per poi essere validata su 679 pazienti nei centri di Cosenza e Trieste, dove ha raggiunto un’accuratezza vicina al 90% nell’individuare i valori a rischio.

Ciro Indolfi, primo autore dello studio e presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione della SIC, inquadra la portata del problema clinico:
Lo scompenso cardiaco è una delle grandi emergenze sanitarie del nostro Paese. In Italia interessa oltre un milione di persone, con una prevalenza stimata dell’1-2% nella popolazione generale e circa 80.000 nuovi casi ogni anno.
La frequenza cresce rapidamente con l’età e la malattia è tra le principali cause di ricovero negli anziani, con un impatto rilevante su mortalità, qualità della vita, famiglie e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale“.

Il percorso diagnostico attuale, spiega Gianfranco Sinagra, presidente della Società Italiana di Cardiologia e coautore dello studio, comporta passaggi che non sempre sono accessibili con la stessa rapidità in ogni contesto territoriale:
Per confermare il sospetto servono un prelievo del sangue con analisi di laboratorio (il dosaggio dell’NT-proBNP) e un’ecografia al cuore. Tuttavia, l’esame del sangue richiede tempi, costi e strutture adeguate, non sempre facilmente accessibili sul territorio o nei centri più piccoli.
L’elettrocardiogramma, al contrario, è un esame economico, non invasivo, immediato e disponibile ovunque: dagli studi dei medici di famiglia alle farmacie, fino alle ambulanze“.

È proprio questo passaggio – la disponibilità capillare dell’ECG, farmacie comprese – a rendere la ricerca di interesse diretto per chi opera nei servizi di prossimità.
L’idea, sottolinea ancora Sinagra, è quella di trasformare l’ECG in “un vero e proprio ‘filtro digitale’: uno strumento in grado di avvisare subito il medico quando è davvero necessario richiedere gli approfondimenti di laboratorio e specialistici”.

Gli autori dello studio tengono però a circoscrivere con precisione la portata clinica del risultato. L’algoritmo non sostituisce il dosaggio di laboratorio né formula da solo una diagnosi: il suo contributo, semmai, è quello di anticipare il sospetto clinico e orientare meglio la richiesta di approfondimenti, specie dove l’esame del sangue non è di pronta disponibilità o non rientra nella routine. Anche l’ipotesi di un impiego in programmi di screening opportunistico o di popolazione resta, per ammissione degli stessi ricercatori, un’ipotesi da verificare con ulteriori studi prospettici prima di qualunque applicazione su larga scala.

Questi risultati dimostrano che l’ECG contiene molte più informazioni di quelle visibili all’occhio umano”, osserva Indolfi, che vede nello strumento la possibilità di “ricavare per la prima volta da un esame semplice e universale un segnale di allerta sul possibile aumento dell’NT-proBNP e indirizzare il paziente verso gli accertamenti appropriati”. Sinagra insiste sulla ricaduta territoriale della tecnologia, in particolare nelle aree dove l’accesso alla diagnostica specialistica è più difficile, ma ricorda anche la condizione da cui non si può prescindere: “Ora servono studi prospettici per dimostrare l’effettivo beneficio nei percorsi assistenziali e sugli esiti clinici“.

Il tema si inserisce in una cornice più ampia. Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia, con circa il 30% dei decessi complessivi, ma il Paese non dispone ancora di un piano istituzionale organico per la loro prevenzione e cura, a differenza di quanto avviene per le patologie oncologiche. La Federazione Italiana di Cardiologia, con il sostegno della Società Europea di Cardiologia, ha elaborato una proposta di Piano Strategico Nazionale per la Salute Cardiovascolare 2024-2027, pensata proprio per uniformare l’accesso alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alle terapie innovative.

Per chi lavora ogni giorno in farmacia, spesso primo presidio sanitario del territorio, la notizia si presta a una lettura duplice. Da un lato conferma che strumenti già familiari e diffusi come l’ECG possono, grazie all’IA, acquisire una capacità informativa nuova, coerente con l’evoluzione della farmacia dei servizi. Dall’altro impone la stessa cautela che accompagna ogni innovazione in ambito sanitario: un algoritmo, per quanto accurato, resta un supporto alla decisione clinica, non un sostituto della competenza medica.
Come ricorda lo stesso Sinagra, il dato prodotto dall’intelligenza artificiale va sempre ricondotto al quadro clinico complessivo, dove l’ultima parola spetta all’intelligenza e alla competenza del medico.

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