Spesa farmaceutica, il rapporto Aifa 2025 certifica il sorpasso degli acquisti diretti
C’è un modo per raccontare i dati che l’Aifa ha appena messo nero su bianco, ed è quello delle cifre che si susseguono, dei tetti sfondati, delle percentuali sul Fondo sanitario nazionale.
Ed è un modo legittimo, perché il monitoraggio consuntivo gennaio-dicembre 2025 dice cose precise: la spesa convenzionata resta entro i limiti, con un avanzo di 498,3 milioni di euro, mentre gli acquisti diretti sfondano il proprio tetto di quasi 4,8 miliardi.
Ma c’è un secondo modo di leggere quegli stessi numeri, ed è quello che restituisce davvero il senso di ciò che sta accadendo: guardarli non nell’istantanea di un anno, ma nella traiettoria di un decennio.
Ed è lì che la fotografia del 2025 smette di essere una notizia di bilancio e diventa il racconto di un sistema sanitario che ha cambiato pelle.
Partiamo dal presente, perché è quello che i cittadini vivono ogni giorno in farmacia. Nel 2025 la spesa farmaceutica pubblica complessiva ha toccato i 24.965,3 milioni di euro, pari al 18,44% del Fondo sanitario nazionale.
La distribuzione attraverso le farmacie territoriali, quella convenzionata, si è mantenuta sotto controllo: 8.706,5 milioni di euro ai fini del tetto, il 6,43% del Fondo, contro un limite fissato al 6,80%.
È un risultato che, letto da solo, racconta una filiera che funziona, che rispetta i vincoli di programmazione, che non pesa in modo abnorme sui conti pubblici.
Gli acquisti diretti delle aziende sanitarie raccontano invece tutt’altra storia: 16.258,7 milioni di euro, il 12,01% del Fondo, con uno sfondamento che sfiora i 4,8 miliardi e che si traduce in una manovra di ripiano superiore ai 2,3 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente.
Fin qui, il quadro di un anno. Preso isolatamente, potrebbe sembrare l’ennesima variazione di un sistema che oscilla, che alterna annate di maggiore o minore pressione sugli acquisti ospedalieri.
È mettendolo a confronto con il 2015 che si scopre invece che non si tratta affatto di un’oscillazione, ma di uno spostamento strutturale, quasi tettonico, del baricentro della farmaceutica italiana.
Dieci anni fa la spesa complessiva monitorata da Aifa si fermava a circa 18 miliardi di euro. Oggi siamo a quasi 25 miliardi, quasi sette in più, un aumento del 39% in un decennio.
Ma la crescita non si è distribuita in modo uniforme fra i due canali: la farmaceutica convenzionata, quella delle farmacie di quartiere, è rimasta sostanzialmente immobile, passando da 8,477 a 8,515 miliardi di euro, appena 38 milioni in più, un incremento che si aggira intorno allo 0,5% in dieci anni e che, depurato dall’inflazione, equivale in termini reali a una spesa sostanzialmente ferma, se non in lieve arretramento. La spesa lorda, addirittura, è scesa, da 10,863 a 10,514 miliardi.
Tutta la crescita, quasi senza eccezioni, si è concentrata altrove: negli acquisti diretti di ospedali e aziende sanitarie, passati da circa 9,8 a 16,259 miliardi di euro, oltre il 66% in più.
È la traccia lasciata dall’arrivo delle terapie innovative, dei farmaci biologici, dell’oncologia di ultima generazione, delle cure ad alta specializzazione che si somministrano in ospedale o si distribuiscono direttamente dalle strutture del Servizio sanitario nazionale, bypassando il canale della farmacia territoriale. Anche lo sfondamento del tetto racconta la stessa parabola: nel 2015 gli acquisti diretti superavano il proprio limite di 1,535 miliardi; oggi lo sforamento ha più che triplicato quella cifra, arrivando a 4,767 miliardi.
C’è poi un dettaglio che a un primo sguardo sembra marginale e che invece dice molto sul modo in cui cambia la cura delle persone: le ricette erogate dalle farmacie convenzionate sono scese, da 596 a 575,7 milioni, oltre venti milioni in meno in dieci anni.
Ma le dosi definite giornaliere, l’indicatore che misura quanto farmaco viene realmente assunto dai pazienti, continuano a crescere. Si prescrive meno, ma si cura più a lungo e con maggiore intensità: il segno di una popolazione che convive sempre più spesso con terapie croniche, prolungate, strutturate.
Anche il portafoglio dei cittadini, apparentemente stabile nella cifra complessiva, poco più di 1,5 miliardi di euro sia nel 2015 sia nel 2025, nasconde una ricomposizione interna.
Il ticket fisso regionale si è ridotto, complice la sua progressiva abolizione in diverse Regioni, mentre è cresciuta la quota che i cittadini pagano di tasca propria per scegliere un farmaco con un prezzo superiore a quello di riferimento.
Una spesa meno regolata dalle Regioni e più legata alle preferenze individuali, che è essa stessa uno specchio di come sta cambiando il rapporto fra paziente e farmaco.
Resta, sullo sfondo, una nota che il solo dato 2025 non permette di cogliere in tutta la sua rilevanza: il calo della spesa per i farmaci a indicazione innovativa, scesa a 689,6 milioni di euro, quasi 178 milioni in meno rispetto al 2024.
Un’inversione di tendenza che, spiega Aifa, si deve in parte alla perdita del requisito di innovatività di alcuni medicinali ad alto impatto economico dopo il 31 dicembre 2024, un’uscita dal fondo dedicato che da sola pesa per oltre 400 milioni e che rischia di essere letta, a torto, come un rallentamento dell’innovazione farmaceutica, quando è piuttosto un effetto di calendario regolatorio.
Se il 2025 fotografa un sistema che, anno su anno, continua a spostare peso dalla farmacia al reparto ospedaliero, il confronto con il 2015 spiega perché quello spostamento non sia più un’anomalia contingente da correggere con un payback più severo, ma la nuova architettura della cura in Italia. La farmacia di prossimità continua a garantire l’accesso quotidiano ai medicinali per la popolazione, con un equilibrio di spesa che nel tempo non ha ceduto.
Ma il luogo dove si giocano davvero i conti del Servizio sanitario nazionale, e dove si concentrano le sfide di sostenibilità dei prossimi anni, non è più il bancone della farmacia sotto casa: è l’ospedale, con le sue terapie sempre più mirate, sempre più costose, sempre più capaci di allungare la vita, ma anche sempre più difficili da tenere dentro un tetto di spesa pensato in un’epoca farmaceutica che, a guardare i numeri, non esiste più.