Melanoma: al via lo studio italiano NEO-CYT su MDNA11 per superare la resistenza all’immunoterapia

Valutare una nuova strategia di immunoterapia neoadiuvante capace di contrastare i meccanismi di resistenza ai trattamenti nei pazienti con melanoma cutaneo in stadio III.
È questo l’obiettivo dello studio multicentrico italiano NEO-CYT, promosso dalla Fondazione Melanoma Onlus in collaborazione con la biotech canadese Medicenna e presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago.

Il trial, già in fase di arruolamento, coinvolgerà 80 pazienti affetti da melanoma avanzato resecabile ma caratterizzato da un elevato rischio di recidiva.
Al centro della sperimentazione vi è MDNA11, una citochina ingegnerizzata derivata dall’interleuchina-2 (IL-2), sviluppata per amplificare selettivamente la risposta immunitaria antitumorale e superare i limiti delle precedenti formulazioni di IL-2, storicamente associate a tossicità significative.

MDNA11 rappresenta una versione ottimizzata e a lunga emivita dell’IL-2, progettata per attivare in maniera selettiva i linfociti T CD8+ e le cellule Natural Killer, due popolazioni cellulari fondamentali nella risposta contro il tumore”, spiega Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. “L’obiettivo è potenziare l’efficacia dell’immunoterapia mantenendo un profilo di sicurezza favorevole“.

Negli ultimi anni la terapia neoadiuvante si è affermata come nuovo standard terapeutico nei pazienti con melanoma in stadio III resecabile. Il trattamento prima dell’intervento chirurgico consente infatti di sfruttare la presenza del tumore per stimolare una risposta immunitaria più robusta e duratura. Tuttavia, una quota significativa di pazienti continua a presentare una risposta insufficiente ai regimi immunoterapici attualmente disponibili.

I dati più recenti confermano l’elevata efficacia dell’approccio neoadiuvante, ma evidenziano anche come circa il 40% dei pazienti possa sviluppare una resistenza parziale o completa alle terapie standard“, sottolinea Ascierto.
Da qui nasce la necessità di esplorare nuove strategie in grado di superare le barriere biologiche che limitano l’azione del sistema immunitario”.

Secondo i ricercatori, uno dei meccanismi alla base della resistenza è rappresentato dai cosiddetti tumori “freddi”, caratterizzati da una ridotta infiltrazione di cellule immunitarie e da una limitata attivazione della risposta antitumorale.
In questo contesto, MDNA11 potrebbe favorire il reclutamento e l’espansione delle cellule effettrici immunitarie all’interno del microambiente tumorale.

Lo studio NEO-CYT prevede quattro bracci di trattamento. Il braccio di controllo (A) riceverà la combinazione standard di ipilimumab e nivolumab. Nel braccio B, MDNA11 sarà associato a nivolumab; nel braccio C la nuova molecola verrà aggiunta alla doppietta immunoterapica ipilimumab-nivolumab; nel braccio D, infine, il regime triplo sarà ulteriormente integrato con tocilizumab.

I pazienti saranno sottoposti a sei settimane di trattamento prima dell’intervento chirurgico. Endpoint primario dello studio sarà il raggiungimento della Risposta Patologica Maggiore (Major Pathological Response, MPR), definita dalla presenza di una quota di cellule tumorali vitali pari o inferiore al 10% nel campione chirurgico.

Incrementare il tasso di risposta patologica maggiore significa aumentare le probabilità di controllo a lungo termine della malattia e ridurre il rischio di recidiva”, conclude Ascierto.

Oltre all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, che coordina il progetto insieme alla Fondazione Melanoma Onlus, partecipano allo studio la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Istituto Oncologico Veneto IOV-IRCCS di Padova, l’IRST IRCCS di Meldola, l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, l’Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia/Università degli Studi di Perugia, l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e l’Istituto Europeo di Oncologia IRCCS di Milano.

CORRELATI