Proprietà intellettuale, l’Italia accelera sui brevetti farmaceutici ma l’Europa resta indietro
L’Italia cresce, ma l’Europa arranca. È questo il messaggio che emerge dalle parole del Presidente di Farmindustria Marcello Cattani in occasione della Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale, che offre l’occasione per fare il punto su uno degli indicatori più rilevanti della capacità innovativa di un sistema economico: i brevetti farmaceutici.
I dati elaborati dall’EPO – European Patent Office raccontano una storia incoraggiante per il nostro Paese.
Nel periodo 2021-2025, le domande di brevetto nelle Scienze della Vita hanno registrato in Italia un incremento medio del 22%, con il comparto farmaceutico in testa a questa crescita, attestandosi a un +26%.
Una performance che supera con ampio margine sia la media dei principali Paesi europei, ferma al +10%, sia quella degli altri settori industriali italiani, che si è fermata all’11%.
Numeri che assumono ancora più rilievo se letti sullo sfondo di un panorama globale in rapido cambiamento. Secondo i dati WIPO – World Intellectual Patent Organization, la quota di brevetti detenuta dall’Unione Europea è scesa dal 31% del 2010 all’attuale 20%, mentre gli Stati Uniti hanno guadagnato terreno, passando dal 31% al 34%. Il dato più eclatante riguarda però la Cina, che in quindici anni ha più che raddoppiato la propria quota, dal 17% al 28%, segnale inequivocabile di un massiccio investimento strategico in ricerca e sviluppo.
Per Cattani, la lettura di questi dati impone una riflessione urgente a livello europeo. “È quanto mai acceso il dibattito sul ruolo strategico dei brevetti come indicatore chiave della capacità innovativa e competitiva dei sistemi economici”, ha dichiarato il Presidente, evidenziando come l’Europa stia portando avanti “politiche antistoriche che riducono la proprietà intellettuale laddove altre Nazioni la aumentano”.
Un paradosso che, nel settore farmaceutico, potrebbe avere conseguenze pesanti sulla competitività del Vecchio Continente.
La proprietà intellettuale non è una questione meramente giuridica o tecnica: è il fondamento su cui si costruisce l’innovazione, si attraggono investimenti e si proteggono i frutti della ricerca.
Per le farmacie e per l’intero ecosistema della salute, la tutela brevettuale rappresenta la garanzia che i progressi scientifici possano trasformarsi in terapie disponibili per i pazienti.
Il messaggio di Farmindustria è dunque duplice. Da un lato, riconoscere e valorizzare il primato italiano, che dimostra come investire nelle Scienze della Vita generi risultati concreti e misurabili.
Dall’altro, reclamare con forza un cambio di rotta a livello comunitario, con politiche industriali capaci di semplificare i processi, incentivare la ricerca e costruire un quadro normativo realmente competitivo.
“Dobbiamo consolidare questa traiettoria positiva”, ha concluso Cattani, auspicando una visione europea che sappia valorizzare le eccellenze nazionali e promuovere un modello di crescita fondato sull’innovazione.
La Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale diventa così non solo un momento di celebrazione, ma un appello concreto: perché senza brevetti, non c’è futuro per la medicina di domani.