Farmaci tra dazi e globalizzazione: cosa sta cambiando davvero
Il Rapporto Istat 2026 descrive un settore farmaceutico italiano in forte espansione, capace di distinguersi in un contesto di generale stagnazione della manifattura.
Nel 2025 l’export del comparto è cresciuto del +28,5%, risultando il principale contributore all’aumento delle esportazioni nazionali.
Particolarmente rilevante è stato il mercato statunitense, verso cui le vendite italiane di farmaci sono aumentate del +54,1%, arrivando a rappresentare il 22,7% dell’export totale italiano verso gli USA.
Questo risultato è dovuto soprattutto alla riorganizzazione strategica delle multinazionali, che dominano il settore e gestiscono la maggior parte dei flussi commerciali.
Le tensioni commerciali e i nuovi dazi introdotti dagli Stati Uniti hanno avuto effetti differenziati tra i settori.
Mentre molte industrie hanno subito contraccolpi, il farmaceutico ha beneficiato di esenzioni parziali e di un riassetto dei flussi globali che ha favorito i poli produttivi europei.
Secondo le stime, l’impatto complessivo dei dazi per il comparto è stato addirittura positivo, grazie allo spostamento delle catene di approvvigionamento e alla ridefinizione delle rotte commerciali.
Il dato più sorprendente riguarda però l’impennata delle importazioni dalla Cina, cresciute del +933,7% in un solo anno, raggiungendo oltre 7,7 miliardi di euro.
Questo aumento eccezionale è legato al fatto che, a seguito delle restrizioni americane, molte multinazionali hanno reindirizzato verso l’Europa — e in particolare verso l’Italia — forniture inizialmente destinate ad altri mercati.
Anche le importazioni dagli Stati Uniti sono aumentate significativamente (+100,2%), confermando l’intensità degli scambi intra-gruppo tipici del settore.
Nel complesso, emerge con chiarezza il ruolo dominante delle multinazionali, che controllano oltre il 90-95% del commercio farmaceutico.
I movimenti osservati non riflettono quindi tanto cambiamenti nella domanda sanitaria, quanto decisioni strategiche globali legate a dazi, costi e ottimizzazione fiscale e produttiva.
Questa trasformazione porta con sé anche elementi di vulnerabilità. La crescente dipendenza da fornitori esteri, in particolare dalla Cina per prodotti e componenti strategici, espone l’Italia a rischi di approvvigionamento in caso di crisi geopolitiche o commerciali.
Per chi opera nella filiera, inclusi i farmacisti, ciò può tradursi in variazioni nella disponibilità dei farmaci, nei prezzi e nelle dinamiche di distribuzione.
Il settore dimostra quindi grande capacità di adattamento, ma anche una crescente esposizione a equilibri globali complessi e instabili.