Aderenza terapeutica. Affidare al farmacista il monitoraggio della terapia

Per aderenza alla terapia si intende il conformarsi del paziente alle raccomandazioni del medico riguardo ai tempi, alle dosi e alla frequenza nell’assunzione del farmaco.

Le cause della scarsa aderenza ai trattamenti sono ovviamente molteplici e complesse, per esempio: scarsa comunicazione medico-paziente; assenza di visite di controllo periodiche; decadimento cognitivo (tipico negli anziani); complessità del trattamento; scarsa informazione in merito alle terapie; inconsapevolezza della malattia; fattori socio economici.

In Europa il 30-50 % dei pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca, per lo più anziani, non osserva le indicazioni dei medici, ma potrebbe esserci una soluzione semplice ed efficace per evitare tutto questo: il monitoraggio della terapia potrebbe essere affidato a un farmacista dal quale il paziente potrebbe recarsi una volta alla settimana per sottoporsi a un controllo.

A proporlo sono gli autori di uno studio presentato al congresso Heart Failure 2019 della European Society of Cardiology, in corso in questi giorni ad Atene.

La ricerca è stata condotta su 237 pazienti di 60 anni e più che sono stati assegnati in modo casuale a due tipi di intervento: la tradizionale terapia prescritta dal medico da seguire in totale autonomia e un percorso terapeutico che prevedeva la partecipazione del farmacista.

Il monitoraggio è durato due anni. I farmaci prescritti comprendevano betabloccanti, Ace inibitori o Sartani e antialdosteronici.

Dallo studio è emerso che i pazienti seguiti dal farmacista assumevano un maggior numero di medicine tra quelle prescritte, in confronto ai pazienti autogestiti.

Inoltre, dopo due anni il gruppo che frequentava regolarmente la farmacia aveva una qualità di vita migliore rispetto all’altro, con meno limitazioni nelle attività quotidiane.

“I cardiologi e i medici di famiglia potrebbero apprezzare questo tipo di intervento poiché non modifica la terapia prescritta ma aiuta i pazienti a seguire il percorso terapeutico”, ha dichiarato Ulrich Laufs, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università di Leipzig in Germania, principale autore dello studio.

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