Hantavirus sulla MV Hondius: tre morti, un caso in Svizzera e 23 passeggeri rientrati senza controlli
Il focolaio a bordo della nave da crociera si aggrava: tre decessi, un ricoverato in Svizzera e diversi passeggeri dispersi in più Paesi senza misure precauzionali. L’OMS conferma il rischio globale basso.
Per i professionisti sanitari, un quadro aggiornato su trasmissione, clinica e segnali d’allerta.
Solo ieri, 6 maggio, il Ministero della Salute aveva diffuso una nota rassicurante, in raccordo con ECDC e OMS, comunicando che il rischio legato al focolaio di hantavirus a bordo della nave MV Hondius era da considerarsi molto basso per la popolazione europea.
A distanza di poche ore, però, è arrivata una notizia che cambia in parte il quadro: un cittadino svizzero, ex passeggero della nave, è risultato positivo all’hantavirus ed è stato ricoverato in isolamento all’Ospedale universitario di Zurigo.
Il primo caso confermato in Europa riaccende l’attenzione degli operatori sanitari, pur senza modificare la valutazione complessiva del rischio da parte delle autorità internazionali.
Il bilancio complessivo del focolaio registra ad oggi tre decessi — due coniugi olandesi e un cittadino tedesco — oltre a un cittadino britannico ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg e due membri dell’equipaggio contagiati, tra cui il medico di bordo, che versa in condizioni gravi.
Non risultano passeggeri di nazionalità italiana coinvolti.
Il caso svizzero riguarda un uomo che aveva viaggiato in Sudamerica ad aprile a bordo della MV Hondius. Al rientro, su consiglio del proprio medico di famiglia, si è presentato al pronto soccorso accusando i primi sintomi.
Il laboratorio di riferimento di Ginevra ha confermato l’infezione da ceppo Andes — il più virulento, e l’unico per cui sia documentata una possibile trasmissione interumana. La moglie, al momento asintomatica, è in autoisolamento.
Le autorità elvetiche ritengono improbabile un’ulteriore diffusione sul territorio nazionale e stanno ricostruendo i contatti del paziente durante la fase di malattia.
Un elemento di preoccupazione aggiuntiva riguarda 23 passeggeri — provenienti tra gli altri da Australia, Stati Uniti, Taiwan e Regno Unito — che il 21 aprile sono sbarcati sull’isola di Sant’Elena rientrando nei rispettivi Paesi senza essere stati sottoposti ad alcuna misura precauzionale, nonostante il focolaio fosse già in corso. Malgrado ciò, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha confermato che il rischio complessivo per la salute pubblica a livello mondiale rimane basso.
Trasmissione e quadro clinico
Gli hantavirus si trasmettono all’uomo per contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti. Il ceppo Andes, coinvolto in questo focolaio, è l’unico in grado di trasmettersi — eccezionalmente — da persona a persona in contesti di contatto stretto e prolungato.
Le forme cliniche variano per gravità: nelle Americhe si osserva la sindrome polmonare (HCPS), a rapida progressione; in Europa le specie locali causano invece la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), tipicamente nella forma lieve della nefropatia epidemica (NE).
Non esistono antivirali specifici né vaccini approvati in Europa. La gestione è di supporto, con monitoraggio attento delle complicanze respiratorie, cardiache e renali.
In questo scenario, il medico di base e il farmacista territoriale rappresentano un punto di contatto privilegiato ma devono prestare la massima attenzione.
Se un paziente riferisce un recente viaggio in Sudamerica o un’esposizione a roditori e presenta febbre, mialgie intense e segni di compromissione renale o respiratoria, è indicato un rapido invio alla valutazione da parte del personale ospedaliero.
Un’anamnesi epidemiologica accurata — con particolare attenzione ai viaggi recenti — è in questi casi il primo strumento diagnostico.