Farmaci generici nel mirino di AIFA. Egualia: il rischio è che il conto lo paghino i pazienti

C’è una tendenza silenziosa che scorre sotto la superficie della farmaceutica italiana, e che i numeri del 2025 rendono ormai difficile ignorare: la spesa pubblica per i farmaci si contrae, quella privata cresce.
I cittadini pagano di più di tasca propria. E proprio in questo contesto, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) si appresta a intervenire sui prezzi di rimborso dei farmaci a brevetto scaduto — quelli che, fino a oggi, hanno tenuto sotto controllo la spesa territoriale.
È contro questa scelta che si schiera con forza Egualia, l’associazione che rappresenta le industrie dei farmaci equivalenti e biosimilari, sulla base di un’analisi realizzata da Pharma Data Factory e presentata oggi al Consiglio Direttivo riunito a Roma.
La conclusione è netta: intervenire sui farmaci fuori brevetto nell’ambito della revisione del prontuario rischia di produrre effetti distorsivi, senza contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario.

L’analisi fotografa una divaricazione sempre più marcata all’interno del mercato farmaceutico. I farmaci ancora coperti da brevetto registrano nel 2025 una crescita sostenuta rispetto all’anno precedente, trainata soprattutto dagli acquisti privati.
I farmaci fuori brevetto, al contrario, mostrano un andamento quasi piatto: +0,4%. Non è un segnale di crisi, chiarisce Egualia — è la prova di una funzione sistemica che funziona.
Il comparto off-patent garantisce volumi elevati, terapie consolidate e, soprattutto, contenimento della spesa.
Il caso degli inibitori di pompa protonica (PPI) — tra i farmaci più prescritti in Italia, usati per proteggere lo stomaco — è emblematico.
La loro spesa pubblica rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale è in calo del 7,7%, mentre quella privata cresce dell’8%.
Eppure, sono proprio i PPI il primo bersaglio del procedimento amministrativo avviato da AIFA nell’ambito della revisione del prontuario.

La logica di fondo della revisione del prontuario è comprensibile: il sistema pubblico deve periodicamente verificare la sostenibilità delle proprie scelte di rimborso. Ma Egualia contesta l’area dell’intervento.
Il problema della spesa farmaceutica italiana, dicono i dati, non è nei farmaci fuori brevetto — che sono in contrazione — ma nella componente in-patent, trainata da molecole innovative e acquisti privati crescenti.
Intervenire sui generici in questo scenario, secondo l’associazione, produrrebbe un effetto paradossale: le aziende produttrici, già sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione in un contesto geopolitico instabile, non avrebbero margini per adeguarsi a ulteriori riduzioni di prezzo senza compromettere la continuità delle forniture. L’unico esito realistico sarebbe il trasferimento dell’onere direttamente sui pazienti, costretti ad acquistare di tasca propria ciò che il SSN non rimborsa più.

“Il SSN sta arretrando e scarica i costi sui cittadini”
“Non è in discussione il principio della periodica verifica da parte del sistema pubblico”, precisa il presidente di Egualia Riccardo Zagaria. “Vanno però valutati con attenzione l’area dell’intervento e gli effetti che ne deriveranno”.
Il punto cruciale, per Zagaria, è un altro: “Va contrastato l’aumento della spesa privata, perché l’incremento dell’acquisto out-of-pocket è il segnale che il SSN sta arretrando su una parte della farmaceutica territoriale, scaricando i risparmi realizzati sulle tasche dei pazienti”.
Un allarme che arriva in un momento tutt’altro che casuale: il Documento di Finanza Pubblica 2026, approvato ieri dal governo, riconosce anch’esso le pressioni sulla spesa farmaceutica, ma le riconduce a fenomeni che — come sottolinea l’analisi di Pharma Data Factory — sono estranei al comparto dei farmaci fuori brevetto.

Dopo un periodo di sostanziale stabilità durato dal 2019 al 2023, la farmaceutica territoriale italiana è entrata in una fase di trasformazione. Le classi storicamente più prescritte — statine e PPI in testa — sono in contrazione sulla spesa SSN.
La crescita viene dall’innovazione e dal privato. È lì che si concentra la pressione sul sistema.
Egualia non chiede di non toccare nulla. Chiede di toccare le cose giuste. E i numeri, per ora, sembrano darle ragione.

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