Aifa presenta il dossier sulla medicina di precisione, la rivoluzione silenziosa che cambia le cure
L’era della pillola uguale per tutti è finita. O almeno, dovrebbe esserlo. A dirlo è l’Agenzia Italiana del Farmaco con un dossier appena pubblicato che fotografa lo stato della medicina di precisione in Italia e traccia la rotta per i prossimi anni.
L’idea di fondo è tanto semplice quanto rivoluzionaria: ogni paziente è unico. Il suo patrimonio genetico, il suo stile di vita, la sua storia clinica determinano come risponde a una cura.
Eppure per decenni la medicina ha funzionato al contrario, costruendo protocolli standard validi per un “paziente medio” che, di fatto, non esiste.
Il nodo più urgente riguarda gli anziani. In Italia il 24% della popolazione ha più di 65 anni e quasi il 70% di loro assume almeno cinque farmaci diversi.
Una complessità enorme, spesso gestita con quello che gli esperti chiamano “prescrizione a cascata“: si prescrive un farmaco per contrastare gli effetti collaterali di un altro, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere.
È qui che entra in gioco la prescrittomica, la nuova disciplina che applica i principi della genomica alla gestione delle terapie. Analizzando il DNA del paziente, è possibile prevedere come reagirà a un determinato farmaco, evitare interazioni pericolose, personalizzare i dosaggi.
Uno strumento che il presidente AIFA Robert Nisticò definisce “il ponte tra la scienza dei geni e la pratica quotidiana del medico”.
In oncologia, la rivoluzione è già in corso. Tumori un tempo quasi intrattabili, come il melanoma metastatico, oggi rispondono alle immunoterapie. Certi tipi di leucemia sono diventati malattie croniche controllabili.
La chiave è il “codice molecolare” del tumore: non più “tumore del polmone”, ma “mutazione EGFR” o “alterazione ALK”. Cambia l’etichetta, cambia la cura.
Il futuro guarda all’intelligenza artificiale e al cosiddetto passaporto farmacogenomico: una mappa genetica personale che accompagni il cittadino per tutta la vita, consentendo a ogni medico di scegliere la terapia più adatta.
Tecnicamente possibile già oggi, ma ancora frenato da ostacoli economici, normativi ed etici.
Restano le sfide: i test genomici costano, l’accesso è disomogeneo tra regioni, i medici devono aggiornarsi continuamente. Ma secondo AIFA la direzione è tracciata. Come scrive nel dossier, la posta in gioco non è solo una nuova tecnica: è un nuovo modo di concepire la cura.
Più umano, più sostenibile, più efficace.