PNRR e sanità territoriale, attuazione in ritardo: criticità su Case della Comunità e Fascicolo Sanitario Elettronico

A pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR mostra ritardi rilevanti che rischiano di comprometterne gli obiettivi.
Secondo il monitoraggio della Fondazione GIMBE, al 31 dicembre 2025 solo una quota minima delle strutture previste risulta pienamente operativa, mentre persistono criticità significative anche sul fronte della digitalizzazione.

Il nodo principale riguarda le Case della Comunità, per le quali la piena operatività resta un’eccezione. Su 1.715 strutture programmate, appena 66 risultano funzionanti secondo gli standard previsti, evidenziando un ritardo che non può essere spiegato solo con i tempi infrastrutturali.
Il problema, come sottolineato dal presidente Nino Cartabellotta, è soprattutto organizzativo e legato alla carenza di personale sanitario, una criticità che coinvolge direttamente anche la professione farmaceutica nel contesto della presa in carico territoriale.

Anche gli Ospedali di Comunità procedono a rilento: poco più di un quarto ha attivato almeno un servizio e nessuna struttura è oggi pienamente funzionante.
Questo scenario indebolisce l’intero impianto della riforma delineata dal DM 77, che punta a decongestionare ospedali e pronto soccorso rafforzando l’assistenza di prossimità.
Per i farmacisti, chiamati sempre più a integrarsi nei percorsi territoriali, il mancato sviluppo di queste strutture rischia di limitare opportunità professionali e modelli collaborativi già avviati in alcune realtà.

Sul versante digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico si conferma un’infrastruttura ancora incompleta.
Nonostante gli investimenti del PNRR, nessuna Regione garantisce oggi la piena disponibilità dei documenti previsti e meno della metà dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati.
Un elemento che riduce drasticamente il potenziale del FSE come strumento di continuità assistenziale e integrazione tra professionisti sanitari, inclusi i farmacisti.

Le disuguaglianze territoriali restano marcate, con differenze significative tra Regioni sia nell’attivazione dei servizi sia nell’adesione al Fascicolo Sanitario Elettronico.
In questo contesto, il rischio non è solo quello di mancare i target europei, ma anche di consolidare un sistema sanitario a più velocità, con impatti diretti sull’accesso alle cure e sull’organizzazione del lavoro sanitario.

Il quadro delineato evidenzia come la sfida non sia più soltanto realizzare le strutture previste, ma renderle effettivamente operative e integrate.
Per il mondo della farmacia, sempre più coinvolto nei servizi territoriali e nella gestione della cronicità, l’evoluzione – o il rallentamento – di questa riforma rappresenta un passaggio cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale.

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