Tumore colon-retto BRAF: AIFA approva terapia che raddoppia la sopravvivenza
L’Italia è il primo Paese in Europa a rendere disponibile in prima linea, attraverso il Servizio sanitario nazionale, una nuova combinazione terapeutica per il tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAF (V600E), una delle forme più aggressive della malattia.
L’annuncio è arrivato durante il convegno del Gruppo Oncologico Italia Meridionale (GOIM), in corso a Bari: l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato l’accesso anticipato alla combinazione di encorafenib e cetuximab associati alla chemioterapia tradizionale grazie alla procedura prevista dalla Legge 648/96, che consente la disponibilità di farmaci innovativi in presenza di un bisogno clinico urgente e solide evidenze scientifiche, anche prima del via libera formale dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA).
A chi si rivolge la nuova terapia
In Italia il tumore del colon-retto conta circa 48mila nuove diagnosi ogni anno. Tra i pazienti con malattia metastatica, l’8-10% presenta la mutazione BRAF: si tratta di circa 800 persone l’anno che potranno beneficiare della nuova strategia terapeutica.
La combinazione di due farmaci a bersaglio molecolare, encorafenib e cetuximab, insieme alla chemioterapia, passa così da opzione “di ultima linea” a trattamento di prima scelta.
Studio BREAKWATER: sopravvivenza globale raddoppiata
“La decisione dell’AIFA si basa sui dati dello studio randomizzato di fase III BREAKWATER che ha valutato l’associazione di chemioterapia con encorafenib e cetuximab rispetto allo standard di cura nei pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAF (V600E) – spiega Fortunato Ciardiello, tra gli autori dello studio oltre che professore di oncologia medica presso l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli”.
I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, mostrano che la nuova combinazione raddoppia la sopravvivenza globale: la mediana passa da circa 15–16 mesi a oltre 30 mesi.
“Questo trattamento rappresenta un punto di svolta per una popolazione di pazienti che, fino a pochi anni fa, aveva opzioni terapeutiche molto limitate e una progressione di malattia estremamente rapida – sottolinea Ciardiello –.
Storicamente circa la metà di questi pazienti non arrivavano nemmeno a ricevere una seconda linea di trattamento. L’utilizzo della terapia a bersaglio molecolare solo nelle fasi avanzate non consentiva di recuperare il vantaggio clinico osservato negli studi.
Mentre l’introduzione precoce della terapia a bersaglio molecolare, in associazione alla chemioterapia, cambia radicalmente la storia clinica della malattia, rendendola più controllabile e raddoppiando l’aspettativa di vita”.
Diagnosi molecolare precoce decisiva
Fondamentale è la caratterizzazione molecolare fin dalla diagnosi di malattia metastatica, per garantire un accesso tempestivo alla terapia in prima linea.
“Individuare questa mutazione fin dalla diagnosi di malattia metastatica consente di orientare subito la scelta terapeutica verso l’opzione più efficace – sottolinea Stefania Napolitano, ricercatrice in oncologia medica presso l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli –. Il tumore del colon-retto non può più essere considerato una singola malattia: esistono sottotipi biologicamente diversi che richiedono strategie terapeutiche diverse, e riconoscerli tempestivamente significa offrire alle persone la terapia più appropriata nel momento giusto.
La medicina di precisione, in questo caso, non è uno slogan ma uno strumento concreto che consente di raddoppiare la sopravvivenza”.
La vera novità introdotta per prima in Italia è dunque l’accesso in prima linea. “Se il nuovo trattamento viene utilizzato solo dopo il fallimento delle terapie standard, il beneficio si perde in larga parte – specifica Napolitano –.
È intervenendo subito, all’inizio della malattia metastatica, che si ottiene il massimo risultato”.
Italia apripista in Europa
Negli Stati Uniti questo approccio è già entrato nella pratica clinica come nuovo riferimento terapeutico sulla base dei risultati dello studio BREAKWATER.
“Come Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale (GOIM) abbiamo contribuito affinché l’Italia accelerasse l’accesso tempestivo a questa opportunità terapeutica – conclude Roberto Bordonaro, presidente GOIM e direttore del Dipartimento Oncologico e della Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Ospedale Garibaldi di Catania –. La procedura prevista dalla legge 648/96 dimostra che il Servizio Sanitario Nazionale dispone di strumenti in grado di mettere a disposizione terapie innovative quando esistono evidenze scientifiche robuste e un bisogno clinico elevato, evitando ritardi che, in una fase di malattia così avanzata, possono incidere in modo diretto sulla sopravvivenza. In questo caso lo ha fatto per una delle forme più aggressive di tumore del colon-retto, un tipo di tumore che colpisce oggi uomini e donne in misura ormai pressoché sovrapponibile e la cui incidenza è in aumento nella popolazione under 50. Il GOIM conferma così il suo impegno a tradurre l’evidenza scientifica in beneficio concreto per i malati oncologici, contribuendo attivamente a ridurre le disuguaglianze terapeutiche e a migliorare gli standard di cura”.