Aspirina e Covid-19: nuove evidenze sui meccanismi molecolari di protezione
L’impiego precoce dell’aspirina nelle infezioni da SARS-CoV-2 trova nuove conferme scientifiche grazie a una ricerca appena pubblicata su Frontiers in Immunology dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.
Lo studio fa luce sui meccanismi molecolari attraverso cui l’acido acetilsalicilico esercita un’azione protettiva contro il virus, aprendo nuove prospettive sulla gestione farmacologica delle fasi iniziali dell’infezione.
Durante la pandemia, l’Istituto Mario Negri aveva già documentato, attraverso pubblicazioni su riviste di rilievo internazionale (eClinicalMedicine 2021, Frontiers in Medicine 2022, The Lancet Infectious Diseases 2023), come l’utilizzo tempestivo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), inclusa l’aspirina, potesse ridurre la progressione verso forme gravi di Covid-19 e diminuire i ricoveri ospedalieri.
Questa evidenza è stata successivamente confermata da uno studio indipendente del 2024 sull’importanza dei FANS nelle fasi precoci delle malattie respiratorie.
La novità dello studio più recente risiede nell’identificazione del meccanismo molecolare specifico. “Il nostro lavoro ha dimostrato che concentrazioni di aspirina paragonabili a quelle che si raggiungono nell’uomo inducono modificazioni strutturali sulla proteina spike di SARS-CoV-2 che limitano la sua capacità di legarsi al recettore ACE2 sulle cellule epiteliali“, spiega Luca Perico, primo autore della ricerca.
La proteina spike rappresenta la chiave di ingresso del virus nelle cellule ospiti: interferendo con la sua struttura, l’aspirina ne ostacola il legame con il recettore ACE2, riducendo così la capacità infettiva del patogeno.
Le osservazioni sono state condotte sia su colture cellulari sia su modelli sperimentali. “Questi studi hanno documentato che l’aspirina riduce il danno polmonare, la fibrosi e l’infiammazione indotte dalla proteina spike di SARS-CoV-2“, precisa Ariela Benigni, coordinatore delle ricerche presso le sedi di Bergamo e Ranica dell’Istituto.
I risultati suggeriscono che l’effetto protettivo dell’aspirina non si limita alla sola azione antinfiammatoria, ma include anche un’interferenza diretta con i meccanismi di ingresso virale.
Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, sottolinea l’importanza della tempestività: “Gli antinfiammatori non steroidei andrebbero assunti nelle prime fasi dell’infezione da SARS-CoV-2“.
Tuttavia, il direttore ribadisce un principio fondamentale per i professionisti sanitari: “Sempre seguendo il consiglio del medico e mai in regime di autoprescrizione“.
Questa precisazione assume particolare rilevanza nel contesto farmaceutico, dove il farmacista rappresenta spesso il primo punto di contatto per il paziente con sintomi respiratori.
Il ruolo del counseling professionale diventa cruciale per orientare correttamente il cittadino verso una valutazione medica appropriata, evitando l’automedicazione impropria.