Rinnovo CCNL Farmacie: Federfarma rilancia sugli stipendi, ma niente accordo con i sindacati

Prosegue il confronto per il rinnovo del CCNL dei dipendenti di farmacia privata. Nel corso dell’incontro odierno con le Organizzazioni Sindacali, Federfarma ha presentato una nuova proposta economica e normativa che prevede un aumento complessivo di 220 euro mensili per i farmacisti collaboratori, accompagnato da una serie di misure su tutele, formazione e progressioni di carriera.
Secondo Federfarma, la proposta intende valorizzare la professionalità dei farmacisti dipendenti, tenendo conto però della sostenibilità economica delle farmacie, in particolare quelle situate nei piccoli centri, spesso unico presidio sanitario disponibile.
La proposta prevede un incremento salariale complessivo di 220 euro mensili, composto da una quota base comune a tutti i livelli tabellari, da una quota aggiuntiva destinata a riconoscere la qualifica professionale del farmacista e da un elemento di garanzia pari a 20 euro, previsto in attesa dell’attivazione della contrattazione regionale di secondo livello.
Federfarma sottolinea che la parte aggiuntiva mira a riconoscere anni di studio, competenze e responsabilità crescenti che il farmacista ha assunto negli ultimi anni anche per effetto dell’evoluzione normativa e dell’ampliamento delle attività svolte in farmacia.
Oltre all’aumento retributivo, la proposta include interventi che puntano a migliorare le condizioni lavorative. Tra questi figurano l’integrazione al 100% del trattamento economico durante il congedo di maternità obbligatorio e il riconoscimento di 8 ore retribuite per la formazione ECM svolta in orario di lavoro su temi concordati con il titolare.
Sul fronte dell’inquadramento, Federfarma propone anche una rimodulazione dei requisiti per il livello Q2 e un’accelerazione dei passaggi di carriera, prevedendo il passaggio dal primo livello al Q3 dopo un anno di servizio, rispetto ai due attualmente richiesti.
Sindacati insoddisfatti: “Aumenti insufficienti rispetto alle richieste”
Nonostante l’ampliamento dell’offerta, le Organizzazioni Sindacali hanno confermato la loro insoddisfazione. La motivazione principale riguarda l’aspetto economico: i sindacati continuano a chiedere un incremento pari a 360 euro lordi mensili, ritenuto necessario per recuperare la perdita di potere d’acquisto legata all’inflazione e per riconoscere adeguatamente il ruolo e le responsabilità crescenti del farmacista dipendente.
Secondo la posizione sindacale, l’evoluzione della farmacia dei servizi e l’aumento delle attività sanitarie svolte dai collaboratori dovrebbero riflettersi in modo più netto sul trattamento economico e normativo.
Federfarma: “Richiesta sindacale non sostenibile per tutte le farmacie”
Da parte datoriale, Federfarma ribadisce una linea già espressa nei mesi scorsi, in particolare a giugno, sottolineando come la richiesta sindacale di 360 euro lordi mensili non tenga conto del fatto che le farmacie italiane operano in contesti territoriali profondamente diversi e con livelli di redditività molto variabili.
Secondo Federfarma, per circa 6.000 farmacie private, pari a circa un terzo del totale, un incremento così rilevante potrebbe avere un impatto tale da metterne a rischio la sostenibilità economica e, in alcuni casi, la stessa sopravvivenza.
Si tratta soprattutto di realtà con fatturati e margini molto contenuti, spesso collocate in territori disagiati, dove la farmacia rappresenta l’unico presidio sanitario disponibile.
Federfarma, che rappresenta oltre 18.500 farmacie private italiane, sottolinea quindi la necessità di individuare un aumento salariale sostenibile e applicabile a tutti i dipendenti del settore, accompagnato dall’immediata apertura di una contrattazione regionale di secondo livello, capace di modulare il trattamento economico in base a parametri come produttività, fatturato e redditività delle diverse aree del Paese.
La mancata convergenza tra le parti ha portato a un rinvio della prosecuzione del confronto, con il rischio di ritardare l’accesso dei lavoratori alle nuove condizioni economiche e contrattuali e ai benefici fiscali previsti dalla Legge di Bilancio 2026.
Il negoziato resta dunque aperto, ma con posizioni ancora distanti.

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