Paracetamolo in gravidanza: uno studio rassicura le future mamme

Dopo mesi di preoccupazioni alimentate da dichiarazioni controverse e studi contrastanti, arriva una rassicurazione importante per le donne in gravidanza:
il paracetamolo, se usato correttamente, non aumenta il rischio di autismo, disturbi dell’attenzione o disabilità intellettive nei bambini.
A dirlo è un ampio studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet Obstetrics and Gynaecology, che ha esaminato sistematicamente tutta la letteratura scientifica disponibile fino a settembre 2025, analizzando i dati di centinaia di migliaia di gravidanze.

Il team internazionale di ricercatori, coordinato dalla professoressa Asma Khalil della St George’s University di Londra, ha condotto una revisione sistematica e meta-analisi che ha incluso 43 studi, di cui 17 sono stati sottoposti ad analisi statistica approfondita.
I risultati sono chiari: nelle analisi più rigorose, quelle che hanno confrontato fratelli della stessa famiglia esposti e non esposti al farmaco durante la gravidanza
Non è emersa alcuna associazione tra l’uso di paracetamolo e lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) o disabilità intellettive.
Questo tipo di confronto tra fratelli è particolarmente affidabile perché permette di escludere fattori confondenti come la genetica familiare, le condizioni socioeconomiche e l’ambiente domestico condiviso.

Il dibattito era esploso nel settembre 2025, quando il governo americano aveva suggerito un possibile collegamento tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e l’autismo.
La notizia aveva generato allarme tra le future mamme e i medici, nonostante le principali organizzazioni professionali avessero continuato a raccomandare il farmaco come sicuro.
Secondo i ricercatori, le associazioni riportate in studi precedenti erano probabilmente dovute a fattori confondenti non considerati: le condizioni di salute materna che richiedevano l’uso del farmaco, come febbre o dolore, piuttosto che il farmaco stesso.
Non a caso, i due studi più ampi e metodologicamente rigorosi, condotti in Svezia e Giappone su milioni di bambini, non hanno trovato alcun legame causale.

Il paracetamolo rimane l’antidolorifico e antipiretico più sicuro in gravidanza, più di antinfiammatori non steroidei e oppiacei. È inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lista dei farmaci essenziali.
Come sottolineano gli autori dello studio, evitare il paracetamolo in base a prove inconcludenti potrebbe causare più danni del farmaco stesso.
La febbre e il dolore non trattati in gravidanza sono infatti associati a rischi concreti: aborti spontanei, parto pretermine e malformazioni congenite.

Le principali organizzazioni mediche internazionali, dall’American College of Obstetricians and Gynecologists al Royal College britannico, mantengono le loro linee guida:
il paracetamolo può essere usato in gravidanza quando necessario, seguendo le dosi raccomandate.
L’invito è a non cedere all’allarmismo, ma a rivolgersi sempre al proprio medico per una valutazione personalizzata.
Come per qualsiasi farmaco in gravidanza, l’uso deve essere appropriato e limitato al necessario, ma i dati scientifici più solidi confermano che non c’è motivo di evitarlo quando serve.
La ricerca futura dovrà concentrarsi su studi ancora più raffinati, con misurazioni precise dell’esposizione al farmaco e definizioni standardizzate degli esiti neurologici.
Ma per ora, le evidenze disponibili offrono rassicurazione alle future mamme che, su consiglio medico, necessitano di controllare dolore o febbre durante la gravidanza.

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