Puglia: Oppioidi e ricette false. L’Ordine diffonde un decalogo anti-truffa per i farmacisti
Farmacie prese d’assalto con ricette sospette, prescrizioni intestate a medici inesistenti, ricettari sottratti e utilizzati per ottenere oppioidi e psicofarmaci.
Non si tratta di episodi isolati ma, secondo l’Ordine dei Farmacisti di Bari e Bat, di un fenomeno strutturato e in crescita, che si inserisce in un quadro investigativo più ampio coordinato dalla Procura di Bari.
Per capire cosa sta accadendo e quali provvedimenti si stiano adottando per frenare il fenomeno, abbiamo sentito il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Bari e Bat, Luigi D’Ambrosio Lettieri, che descrive organizzazioni criminali sempre più sofisticate e un allarme che ha ormai assunto dimensioni nazionali. Per questo l’Ordine ha predisposto un decalogo operativo rivolto ai farmacisti per aiutarli a intercettare prescrizioni sospette e contrastare i tentativi di approvvigionamento illecito.
Presidente, il caso emerso a Bari riporta l’attenzione sul fenomeno delle ricette false per l’acquisto di farmaci oppioidi e psicotropi. Quanto è diffuso oggi questo problema e quali segnali stanno emergendo a livello territoriale e nazionale?
“Con riferimento alle notizie apparse ripetutamente sugli organi di stampa nelle ultime settimane, devo confermare purtroppo che l’uso improprio di farmaci ad azione psicotropa e anche di antidolorifici ottenuti con mezzi fraudolenti è un fenomeno in continua crescita, soprattutto coinvolgendo i giovani. Si tratta di falsificazione di ricette, ovvero furto di ricettari e tentativi di approvvigionamento illecito di medicinali, in particolar modo oppioidi, anabolizzanti, sostanze ad alto rischio.”
Secondo il presidente dell’Ordine, la stretta delle forze dell’ordine sul commercio illegale online avrebbe spinto le organizzazioni criminali a cambiare strategia: “Presumiamo che questa recrudescenza di attività illecita sia determinata dall’efficacia dell’attività svolta dalle forze dell’ordine, che hanno fortemente contrastato l’approvvigionamento illegale di medicinali attraverso il web, con conseguente oscuramento di moltissimi siti.
Questo determina paradossalmente che i tentativi di ottenere in modo illecito i medicinali direttamente dalla fonte principale, che è la farmacia, diventino una sorta di escalation, con documenti alterati e comportamenti che sono certamente indice di dipendenza o di situazioni di crescente disagio sociale, che si riferiscono in particolare ai giovani.”
In questa vicenda è stato determinante il comportamento prudente di un farmacista che ha verificato l’autenticità della prescrizione. Quali sono i protocolli e le responsabilità del farmacista nella verifica delle ricette per farmaci stupefacenti o ad alto rischio di abuso?
Determinante, in uno degli ultimi casi emersi, è stato proprio il comportamento di un farmacista diligente, puntuale e preciso che ha individuato anomalie nella prescrizione e ha allertato le autorità.
“Devo precisare che il farmacista non è un investigatore, è un professionista della sanità che dispensa un medicinale allorquando è presentata la regolare prescrizione medica redatta a norma di legge.
Il tema è che organizzazioni criminali hanno sostanzialmente perfezionato le loro performance e riescono, attraverso artifici e raggiri, a produrre ricette false, ovvero rilasciate a nome di medici inesistenti, per cui il rischio che vi siano approvvigionamenti di medicinali attraverso le farmacie è particolarmente elevato. Ed è questo il motivo per il quale l’Ordine, attraverso apposite attività convegnistiche e attraverso sollecitazioni e interventi puntuali e reiterati, ha richiamato l’attenzione dei farmacisti sulle modalità e i comportamenti da adottare.”
Da qui la decisione di formalizzare un decalogo con indicazioni operative chiare.
Il fenomeno dell’uso “ricreativo” di medicinali come ossicodone o benzodiazepine rappresenta una nuova frontiera dello sballo. Qual è il ruolo delle farmacie nella prevenzione e nell’intercettare situazioni sospette?
“Se stiamo parlando di medicinali a rischio di abuso — sottolinea D’Ambrosio Lettieri — che sono benzodiazepine, oppioidi, ipnotici, antiepilettici, ansiolitici, sciroppi a base di codeina, psicostimolanti, è tutta una categoria ampia di medicinali ad alto livello di complessità che il farmacista sa bene potrebbero essere utilizzati anche per finalità non terapeutiche.”
Il decalogo anti-ricette false
1. Attenzione al comportamento dell’utente “L’analisi contestuale del comportamento non rappresenta certamente una prova di illecito, ma può certamente attivare una soglia di attenzione professionale”: frettolosità, atteggiamenti elusivi, toni eccessivamente confidenziali o al contrario nervosismo e reticenza sono tutti segnali da non sottovalutare.
2. Verifica della coerenza terapeutica “I farmaci richiesti risultano coerenti rispetto all’anamnesi conosciuta del paziente? Vi sono richieste frequenti o ripetitive dei medesimi farmaci in un arco temporale immediatamente precedente?”
Se la medesima prescrizione è stata presentata tre, sette o dieci giorni prima, anche questo impone una particolare attenzione.
3. Controllo del medico prescrittore “Il medico prescrittore è noto alla farmacia? In caso contrario è bene verificarne l’effettiva iscrizione all’Ordine: è sufficiente andare sul portale della Fnomceo e verificare se quel medico è iscritto o no.
In presenza di dubbi, contattare direttamente il medico che ha prescritto per avere la conferma che la ricetta sia autentica.”
4. Attenzione all’ente intestatario Va prestata attenzione a ricette provenienti da località insolite o con dati difficilmente verificabili. “Il caso che è capitato a noi: a rilasciare la richiesta è senz’altro un medico che l’ha sottoscritta, ma a nome di un ente che si occupa di prendere in carico i pazienti tossicodipendenti. Tutto sembrerebbe normale, ma bisogna capire se l’ente intestatario della ricetta esiste veramente e se risulta che quel medico eserciti l’attività in seno a quella struttura.”
5. Verifica formale della ricetta “Verificare con scrupolo che la ricetta presenti tutti gli elementi richiesti dalla normativa: dati anagrafici del paziente, identificazione del medico, codice regionale, timbro, presenza del numero di ricetta elettronica in caso si tratti di una ricetta dematerializzata, assenza di cancellature, sovrascritture, difformità grafiche, coerenza tra il numero dei pezzi prescritti e la posologia.”
6. Uso sistematico dei controlli digitali “L’utilizzo sistematico dei controlli tramite tessera sanitaria, una verifica in tempo reale della validità e della corretta presa in carico delle ricette dematerializzate, può essere una cosa utile.
Fare attenzione a richieste di dispensazione che eludano i controlli digitali, prescrizioni cartacee anomale, incomplete o non registrate.”
7. Collaborazione con medici e forze dell’ordine “L’aspetto importante è la collaborazione con gli altri partner: i medici di medicina generale, indubbiamente le forze dell’ordine, in particolar modo i Carabinieri del NAS, con cui l’Ordine professionale — e non solo a Bari, ma in tutta Italia — ha rapporti di stretta collaborazione quotidiana anche per le attività di contrasto a questi fenomeni.”
8. In caso di sospetto fondato “In caso di sospetto fondato di una ricetta falsa, va rifiutata la dispensazione motivandolo in modo professionale e ovviamente non accusatorio, informare i Carabinieri del NAS o le autorità competenti, segnalare al medico eventuali tentativi di utilizzo fraudolento della sua identità, perché molto spesso si tratta di ricette rilasciate da medici che sono ignari, perché vengono loro sottratti i ricettari.”
Si è parlato dell’esistenza di reti organizzate specializzate nella falsificazione di ricette mediche. Ritiene necessario rafforzare gli strumenti normativi o tecnologici — ad esempio attraverso una maggiore digitalizzazione delle prescrizioni — per contrastare il fenomeno?
“Noi invitiamo a visionare il sito dell’Ordine, dove abbiamo inserito un’apposita pagina destinata al furto di ricettari e al fenomeno della falsificazione, che è un fenomeno non territoriale, è un fenomeno nazionale.
È un fenomeno diffuso in tutta Italia, ma direi anche preoccupantemente emergente fino a diventare un caso di vero e proprio allarme sociale, perché ogni giorno abbiamo segnalazioni di ricette falsificate o di tentativi di approvvigionamento di medicinali attraverso metodi illeciti.”
“Io credo che i risultati che abbiamo avuto e che stiamo avendo — ultimo quello che ha consentito alle competenti autorità di polizia giudiziaria, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari, di individuare alcuni soggetti criminali — sia il segno dell’attività proficua svolta dall’Ordine e della sensibilità che i farmacisti stanno dimostrando anche nell’affiancare le competenti autorità in questa azione di contrasto.”
Sul piano normativo, D’Ambrosio Lettieri non ha dubbi: “La dematerializzazione rappresenterebbe certamente un passo in avanti. Il tema, anche in ragione della sua delicatezza, complessità e diffusione, è osservato in modo particolare dal Sottosegretario di Stato Gemmato, che ne ha fatto oggetto di un apposito approfondimento per individuare le modalità di contrasto attraverso un’evoluzione del quadro normativo.”
Che messaggio si sente di rivolgere ai cittadini e alla categoria dei farmacisti alla luce di questo episodio, in termini di responsabilità, collaborazione con le autorità e tutela della sicurezza sanitaria?
“L’invito che faccio ai miei colleghi è quello di tenere sempre in buona evidenza tutte le note informative che l’Ordine dirama ai propri iscritti con indicazioni puntuali e precise sui corretti modi di comportamento.
Il caso emerso in questi ultimi giorni è stato scoperto grazie all’intervento di un farmacista diligente, puntuale e preciso che, in modo molto professionale, è riuscito a individuare una prescrizione falsa e a farne comunicazione alle competenti autorità.
Questo è il segno della sensibilità che i farmacisti stanno dimostrando nell’affiancare le istituzioni in questa azione di contrasto.”