Farmacie private, braccio di ferro su stipendi e mansioni: verso lo sciopero del 13 aprile

Dal rinnovo contrattuale fermo al palo alle trasformazioni della “farmacia dei servizi”: è un confronto sempre più teso quello tra sindacati e titolari di farmacia, che porterà i lavoratori del settore a scioperare il prossimo 13 aprile.
A spiegare le ragioni della mobilitazione è Marianna Flauto (Uiltucs), intervistata da ildiariodellavoro.it.

Il nodo principale resta quello economico. I sindacati chiedono un aumento di circa 360 euro per il farmacista collaboratore, calcolato sulla base dell’inflazione e della perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni.
Dall’altra parte, le proposte datoriali si fermano a cifre molto più basse, tra i 120 e i 200 euro complessivi, peraltro – denuncia il sindacato – costruiti in parte su voci non strutturali. Una distanza che, dopo mesi di trattative, ha portato alla rottura del tavolo.

Per i titolari di farmacia, il tema è tutt’altro che secondario: aumentare significativamente i salari significa sostenere costi più elevati in un contesto eterogeneo, dove – viene spesso ricordato – realtà come le farmacie rurali hanno margini più ridotti.
Tuttavia, dal fronte sindacale si respinge questa impostazione, sottolineando che tali realtà rappresentano una minoranza e già beneficiano di sostegni pubblici.

Ma la partita non è solo salariale. Sullo sfondo c’è una trasformazione profonda del settore. La “farmacia dei servizi”, ormai sempre più integrata nel Servizio sanitario nazionale, amplia le attività: dai vaccini agli esami diagnostici, fino a prestazioni tipiche di un presidio sanitario di prossimità. Un’evoluzione che, secondo la Uiltucs, richiede non solo più competenze ma anche maggiori tutele e riconoscimenti economici.

Qui emerge un secondo punto di frizione: per le associazioni datoriali questi nuovi servizi tendono a diventare parte integrante – e quindi obbligatoria – del lavoro del farmacista.
Il sindacato, invece, insiste sulla volontarietà e sulla necessità di retribuzioni aggiuntive per le attività più complesse e rischiose.
In gioco c’è anche l’attrattività della professione, in un momento in cui le iscrizioni universitarie sono in calo e le farmacie segnalano difficoltà nel reperire personale.

Il conflitto, quindi, mette di fronte due esigenze diverse ma intrecciate: da un lato la sostenibilità economica delle imprese, dall’altro la richiesta dei collaboratori di salari adeguati e riconoscimento professionale.
In mezzo, un settore che sta cambiando rapidamente e che rischia di trovarsi senza un equilibrio condiviso.

Lo sciopero del 13 aprile sarà un nuovo banco di prova. La sensazione è che, senza un riavvicinamento reale delle posizioni, il confronto resterà acceso ancora a lungo.

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