Ascierto: “Tocilizumab efficace solo su pazienti gravi”

Il Professore Paolo Ascierto, alla luce del comunicato Aifa che boccia la cura del Covid-19 con il Tocilizumab, ha prontamente replicato e invitato l’ambiente alla cautela poiché lo studio emiliano è stato eseguito con un campione ridotto di pazienti non gravi.

Pertanto chiarisce analiticamente i motivi alla base delle sue convinzioni e le differenze metodologiche fra lo studio campano e quello emiliano.

La tempesta citochinica è alla base del distress respiratorio da COVID-19. Questo è il motivo per cui si stanno sperimentando farmaci in grado di contrastare questo aumento potenzialmente dannoso di sostanze prodotte dal nostro sistema immunitario in risposta all’infezione virale. Da questa considerazione nasce l’idea di utilizzare gli anti-interleuchina-6 (noti anche come anti-IL-6) come il tocilizumab.

Dopo i dati positivi del nostro studio, il TOCIVID-19, sta facendo molto discutere la notizia apparsa sul sito dell’AIFA della negatività dello studio con il tocilizumab condotto dal gruppo di Reggio-Emilia.
Alcune considerazioni sono necessarie: lo studio emiliano è uno studio randomizzato in cui è stata valutata l’efficacia del tocilizumab a 2 settimane dalla somministrazione in pazienti affetti da polmonite in fase precoce da COVID-19.

Si tratta di uno studio su 126 pazienti di cui la metà trattati con il tocilizumab.
Anche se randomizzato (ovvero che presenta un gruppo di controllo con pazienti trattati con terapia standard e senza tocilizumab) tale studio è sostanzialmente diverso rispetto al TOCIVID 19 sia per tipologia di pazienti trattati che per obiettivi dello studio.
Il primo valuta la possibilità di efficacia del toci nei pazienti in fase iniziale di polmonite mentre il secondo valuta l’efficacia nei pazienti con una forma più severa.

Infatti nello studio emiliano erano inclusi pazienti che avevano un’infezione di SARS COV2 e con una sindrome da distress respiratorio acuta ma lieve con valori tra i PaO2/FiO2 200 e 300 mmHg e la” Presenza di esagerata risposta infiammatoria” definita dalla presenza di almeno 1 dei seguenti 3 criteri:
– Almeno una misurazione della temperatura corporea superiore ai 38°C negli ultimi due giorni;
– Proteina C reattiva sierica maggiore o uguale a 10 mg/dl
– Incremento della PCR di almeno due volte il valore basale;
Non abbiamo il dato di quanti erano i pazienti che avevano solo febbre. Inoltre, se è pur vero che la PCR è un importante surrogato dell’IL-6, sarebbe stato meglio considerare il dato di quest’ultima nella selezione dei pazienti.
Nel TOCIVID 19 i pazienti trattati avevano i valori di PaO2/FiO2 inferiori a quelli dello studio emiliano dimostrando che i pazienti trattati nello studio avessero un distress respiratorio più grave.
La mortalità del 3% che viene registrata nello studio emiliano dimostra che erano pazienti meno gravi a esser trattati.
Inoltre, il dato sulla mancata efficacia durante la fase precoce è già emerso con un altro anticorpo monoclonale legante il recettore dell’interleuchina 6, il sarilumab, in uno studio randomizzato di fase II e fase III noto con la sigla NCT04315298.
Infatti, nella conferenza stampa del 27 aprile 2020 la Sanofi/Regeneron riportava la mancata efficacia del sarilumab in una fase precoce del COVID 19, mentre confermava la sua potenziale efficacia nella forma severa di COVID19.
D’altro canto, dati concordi con quelli del TOCIVID-19 arrivano anche da un altro piccolo studio retrospettivo dell’università del Michigan, anche quello effettuato su una coorte di pazienti gravi con COVID19.

Inoltre, nello studio emiliano, all’aggravamento, i pazienti che effettuavano solo la terapia standard potevano essere trattati con il tocilizumab. Vale a dire, nei pazienti che non lo avevano fatto nella fase iniziale, in caso di peggioramento potevano farlo successivamente. Quindi, il dato sulla mortalità a 30 giorni è alterato (in senso positivo) dalla possibilità per questi pazienti di ricevere il tocilizumab (in gergo tecnico si chiama cross-over).

I dati attuali suggeriscono che il tocilizumab è utile quando vi è una vera e propria tempesta citochinica, con livelli di IL 6 elevati. Ma questa risposta, in modo scientificamente provato, sarà nota solo con i dati dello studio clinico di fase III tuttora in corso.
Nel frattempo, il Tocivid-19 ha dimostrato, nei pazienti con polmonite severa da COVID-19, una riduzione della mortalità del 12,6%. Questo dato fa sicuramente ben sperare sulla possibilità di utilizzo nei pazienti con polmonite severa da COVID-19 ed elevati livelli di IL-6.

Christian Petrelli

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