Aderenza alla terapia: studio nazionale sulle RSA rivela errori nella manipolazione dei farmaci che compromettono l’efficacia delle cure negli anziani

Una ricerca della SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) condotta su 3.400 anziani in 82 RSA di 12 regioni italiane (Prescription Day 2024) ha rivelato criticità significative nella gestione farmacologica che minacciano l’efficacia delle terapie.
Gli ospiti delle strutture, con età media di 85 anni e 4-5 patologie croniche ciascuno, assumono in media circa 8 farmaci al giorno, con il 42% esposto ad almeno un’interazione pericolosa tra principi attivi.
L’elevata complessità clinica si riflette nelle circa 24mila prescrizioni giornaliere, di cui quasi 17mila sono forme solide orali, prevalentemente farmaci cardiovascolari, psicofarmaci e gastroprotettori.
Il dato più preoccupante emerso dallo studio, pubblicato su Aging Clinical and Experimental Research, riguarda la pratica diffusa di alterare le forme farmaceutiche per facilitare la deglutizione:
una compressa su tre viene tritata o spezzata e una capsula su quattro viene aperta e mescolata a cibi o bevande. Tuttavia, nel 13% dei casi questa manipolazione risulta inappropriata, compromettendo l’efficacia terapeutica nel 5% delle compresse e nell’8% delle capsule somministrate.
Tra i farmaci più frequentemente manipolati in modo scorretto figurano quietapina, pantoprazolo, acido acetilsalicilico, trazodone, bisoprololo e ramipril.
Come sottolineano Dario Leosco, presidente SIGG e ordinario di Geriatria all’Università Federico II di Napoli, e Andrea Ungar, ideatore dello studio e ordinario di Geriatria all’Università di Firenze, alterare le formulazioni farmaceutiche può determinare fenomeni di sovradosaggio o sottodosaggio, con conseguente perdita di efficacia della terapia. Alba Malara, Presidente Fondazione ANASTE Humanitas, evidenzia che le capsule gastroresistenti non devono mai essere aperte perché la rimozione del rivestimento, progettato per proteggere il principio attivo fino all’intestino, può causare effetti lesivi tossici oltre alla diminuzione dei benefici terapeutici. Analogamente, le forme a rilascio modificato non devono essere frantumate poiché la loro formulazione garantisce livelli costanti di principio attivo per periodi prolungati.
La manipolazione inappropriata comporta inoltre rischi significativi per il personale sanitario: la frantumazione e movimentazione delle polveri senza adeguate protezioni espone gli infermieri ad allergie e intossicazioni da contatto e inalazione, particolarmente con farmaci citotossici.
Anche la pratica di camuffare i farmaci in cibi e bevande può influenzare negativamente l’assorbimento e il metabolismo del principio attivo, rendendolo inefficace o potenziandone la tossicità.
Un aspetto positivo emerso dalla ricerca riguarda il ruolo del geriatra: la sua presenza nelle RSA determina una riduzione significativa, tra il 24 e il 37%, delle interazioni farmacologiche pericolose, dimostrando l’importanza della competenza specialistica nella gestione appropriata e personalizzata delle terapie. Lo studio evidenzia tuttavia una lacuna critica: le attuali “Do not crush list” disponibili non sono univoche né aggiornate.
Come conclude Ungar, questa situazione apre la strada alla necessità di sviluppare riferimenti nazionali riconosciuti e aggiornati, capaci di guidare le decisioni cliniche e ridurre gli errori connessi alla manipolazione inappropriata dei farmaci.

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