Ocse: l’Italia riduca la prescrizione eccessiva di antibiotici
L’Ocse lancia un appello all’Italia affinché riduca la “prescrizione eccessiva di antibiotici“, che risulta essere “la seconda più alta fra i paesi Ocse” e che contribuisce “potenzialmente a tassi più elevati di resistenza antimicrobica“.
L’ organismo internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica dice che “la prescrizione di antibiotici attraverso i servizi territoriali è la seconda più alta fra i paesi Ocse, contribuendo potenzialmente a tassi più elevati di resistenza antimicrobica”. Inoltre serve “preparare il sistema sanitario per una popolazione in rapido invecchiamento”, alla luce anche delle possibili carenze future del personale sanitario.
La resistenza antimicrobica – ricorda il report – rappresenta un grave rischio per la salute pubblica, oltre a costituire un onere di spesa sanitaria e per l’economia nel suo insieme. Una prescrizione eccessiva e inappropriata di antibiotici contribuisce alla diffusione di microrganismi resistenti agli antimicrobici.
Nel 2017 in Italia il volume totale di antibiotici prescritti nelle cure primarie era di 28 dosi giornaliere definite per 1.000 abitanti, il secondo più alto nell’Ocse, rispetto a una media di 18 tra i paesi Ocse.
Il nostro Paese ha inoltre tassi di infezione associati all’assistenza sanitaria superiori alla media, con quasi il 6% dei pazienti ospedalizzati che hanno almeno una infezione ospedaliera.
Queste infezioni possono essere mortali e contribuire fino al 6% della spesa ospedaliera. I batteri resistenti agli antibiotici possono rendere le infezioni ospedaliere difficili o addirittura impossibili da trattare.
Secondo l’Ocse è necessario attuare politiche per combattere la diffusione della resistenza antimicrobica.