Covid-19. L’Aifa frena la “cura Ascierto” con Tocilizumab
La “cura Ascierto” per il Covid-19 evidentemente non è proprio una certezza come aveva sostenuto il Governatore della Campania Vincenzo De Luca, dopo i primi risultati. La sua validità è stata smentita, o quantomeno messa in discussione, da uno studio randomizzato, su 126 pazienti affetti da polmonite da Covid-19, promosso dall’ASL di Reggio Emilia.
Il farmaco Tocilizumab non avrebbe portato alcun beneficio, in termini di miglioramento delle condizioni dei pazienti ma anche rispetto alla loro sopravvivenza.
Lo studio è stato seguito dai professori Carlo Salvarani e Massimo Costantini e ha visto la collaborazione di 24 centri.
Dei 126 pazienti randomizzati, tre sono stati esclusi dalle analisi perché hanno ritirato il consenso.
L’analisi dei 123 pazienti rimanenti ha evidenziato una percentuale simile di aggravamenti nelle prime due settimane nei pazienti randomizzati a ricevere tocilizumab e nei pazienti randomizzati a ricevere la terapia standard (28.3% vs. 27.0%).
Nessuna differenza significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla Terapia Intensiva (10.0% verso il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs. 3.2%).
Lo ha comunicato l’Aifa nel pomeriggio di ieri, aggiungendo che nell’ambito del trattamento dei pazienti con Covid-19, il tocilizumab si deve considerare come un farmaco sperimentale, il cui uso deve essere limitato esclusivamente nell’ambito di studi clinici randomizzati.
Il 10 giugno nel corso di un’audizione alla Camera, Paolo Ascierto aveva espresso tutta la sua soddisfazione poiché il medicinale anti-artrite, aveva ridotto la mortalità del 22% rispetto al 10% atteso. La sperimentazione aveva avuto luogo oltre che negli ospedali campani, in quelli di Brescia, in Francia e in Sudamerica.
Il Professor Paolo Ascierto, raggiunto telefonicamente ha parlato di limitazioni dello studio emiliano e di dati già noti perché si riferiscono ad un campione di pazienti non gravi. Qui la sua replica
Christian Petrelli