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 Patrizia Hrelia copia"Sull'uso medico della cannabis gli studi finora disponibili sono insufficienti per trarre conclusioni definitive sull'efficacia e la sicurezza della sostanza. Questo nuovo strumento terapeutico, nonostante l'entusiasmo, va dunque dispensato con cautela", hanno affermato, in una nota congiunta, i presidenti della Società italiana di farmacologia (Sif), Alessandro Mugelli, e della Società italiana di tossicologia (Sitox), Patrizia Hrelia. Gli esperti chiedono anche di "valutare più attentamente i passi necessari nello sviluppo del mercato, sostanzialmente nuovo, della cannabis terapeutica, che è ancora un vero e proprio campo minato".

"Le prospettive terapeutiche della Cannabis sono senz'altro interessanti, anche se non vi è ancora chiarezza sulle reali prove di efficacia"

"Recenti indagini internazionali hanno mostrato che la conoscenza della farmacologia e della tossicologia dei derivati della cannabis da parte dei medici che la prescrivono è piuttosto insoddisfacente. Proprio per questa ragione - sottolineano - le nostre società si stanno adoperando per realizzare specifici corsi di formazione sull'argomento destinati a medici e farmacisti". Un'ampia platea di pazienti, come adulti con dolore cronico, oltre a quello associato a sclerosi multipla, e malati oncologici, utilizza il preparato cannabis Fm-2 - ricordano i gli esperti - tanto che Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild), nelle settimane scorse, ha chiesto pubblicamente l'intervento del ministero della Salute affinché il Governo provveda a sopperire alla mancanza del prodotto, non sempre prontamente reperibile".

"Le prospettive terapeutiche della Cannabis sono senz'altro interessanti – affermano quindi i Presidenti Sif e Sitox – anche se non vi è ancora chiarezza sulle reali prove di efficacia e soprattutto, quello che manca è un dato certo sul fronte della sicurezza. Non si conoscono, in particolare, gli effetti a lungo termine. Ci troviamo in un campo minato e per questo ci vuole chiarezza, formazione e corretta informazione sia agli operatori sanitari sia ai cittadini, nei quali in particolare non bisogna creare false speranze perché la Cannabis rappresenta in ogni caso un trattamento sintomatico e non curativo". "Le informazioni, non sempre corrette e potenzialmente pericolose, pongono in rischio non solo la salute dei pazienti, ma anche la collettività, conclude la nota.

©Redazione

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