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comunali boognaLa chiusura è prevista entro l'estate, settembre al massimo. Immediatamente dopo a Bologna le farmacie comunali diventeranno tutte private. La notizia è riportata su "La Repubblica" e annuncia la decisione di Palazzo d'Accursio, (già discussa nel 2015) di vendere il 16% delle azioni Afm spa, con un'asta pubblica. Con la cessione verranno incassati dei fondi, ma si rinuncerà alla divisione degli utili.

Francesco Schito: "privatizzazione fredda, che ha a che fare più con la gestione delle farmacie, che con la loro proprietà"

Gli impedimenti che fino a questo momento avevano lasciato in sospeso la questione sono stati superati lo scorso anno, e daranno una svolta ad un processo cominciato nel '97, quando la giunta guidata dal sindaco Vitali, decise di mettere sul mercato le farmacie comunali nate quarant'anni prima, nel 1957, con l'apertura della prima farmacia comunale in Piazza Maggiore. A tal proposito il Segretario Generale di Assofarm Francesco Schito, non si dice particolarmente preoccupato, e descrive le questione bolognese come una "privatizzazione fredda, che ha a che fare più con la gestione delle farmacie, che con la loro proprietà. Esistono altre situazioni simili in Italia, - continua il Segretario – ma il processo giuridico è così complesso che dubito possa sollecitare altre realtà ad agire nello stesso modo".

Come si legge su Repubblica, attualmente la società Afm spa è controllata all'80% da Admenta Italia, società a sua volta di proprietà dei tedeschi di McKesson Europe, l'ex gruppo Celesio, con sede a Stoccarda. Il Comune ha il 15,86% della società, che gestisce 35 farmacie in tutta la provincia, di cui 21 nella città di Bologna, con insegna Lloyds. Il resto del capitale è in mano ad altri comuni tra cui Calderara, Casalecchio, San Giovanni in Persiceto e San Lazzaro. Il lavoro dell'advisor incaricato dal Comune, che deve valutare il prezzo delle azioni, terminerà entro gennaio e poi si potrà procedere all'asta «entro l'estate, al più tardi entro settembre», hanno spiegato ieri i dirigenti comunali, mentre Admenta potrà far valere il diritto di prelazione. Bologna ha dato la disponibilità a fare da capofila anche per altri Comuni interessati e si sono fatti avanti Persiceto e Casalecchio.

«La presenza come soci di minoranza non ci consente di avere un vero controllo – spiega l'assessore al Bilancio, Davide Conte –. Uscire dalla società non vuol dire comunque perdere il controllo o trascurare le farmacie, perché continueremo a vigilare col contratto di servizio. E non lo facciamo nemmeno per mettere a posto i conti, la posta non è scritta a bilancio». «Non ci saranno riflessi sulla governance delle farmacie», conferma Domenico Laporta, ad di Afm. Non ci sono ancora stime sul possibile guadagno del Comune, che incasserà dalla vendita delle quote ma dovrà rinunciare ai 300mila euro di dividendi che riceve ogni anno da Afm, che ha un fatturato di 60 milioni di euro, un utile di 3,3 milioni e circa 200 dipendenti. Da definire la sorte degli immobili sede delle farmacie: quelle in concessione, come Piazza Maggiore, resteranno di proprietà del Comune, le altre rimarranno alla società e contribuiranno a stabilire il prezzo delle azioni. 

©Redazione

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