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Emilio Croce EnpafIn seguito alla nota diramata nelle scorse settimane dalla Federazione Nazionale Associazioni Farmacisti non Titolari in cui si chiede con estrema urgenza la riforma normativa dell'Enpaf in modo da abolizione la doppia contribuzione Inps – Enpaf, a cui sono assoggettati i farmacisti dipendenti in base al D.lgs n. 233 del 1946, Emilio Croce, presidente della fondazione previdenziale, ha risposto con un comunicato stampa che fornisce una lunga serie di chiarimenti. "Il sistema Enpaf è a contribuzione a quota fissa e a prestazione definita – precisa Croce - e prevede diverse aliquote di riduzione in relazione alla condizione lavorativa dell'iscritto. L'Enpaf è un Ente di professionisti iscritti all'Albo e, dunque, la gestione è imperniata sulla copertura pensionistica dei soggetti che esercitano l'attività professionale di farmacista, ciò è confermato dalla circostanza che tra i requisiti per il pensionamento è previsto lo svolgimento di almeno venti anni di attività professionale e trenta di iscrizione e contribuzione".

"L'Enpaf ha avviato da tempo un processo di riforma complessiva che ha condotto all'approvazione di un nuovo Regolamento di assistenza"

"Conservare l'iscrizione all'Albo e, dunque, all'Enpaf da parte di un soggetto che non ha prospettive stabili o immediate di svolgere attività professionale è una scelta che non risponde a una logica di tutela previdenziale. La Costituzione, peraltro, non riconosce tutela previdenziale alla condizione di disoccupazione che è, invece, oggetto di tutela con le misure a sostegno del reddito dell'assistenza sociale generale", prosegue il comunicato. "Non è esatto sostenere – puntualizza la nota - che la mancanza dei requisiti richiesti comporti la perdita della riduzione; solo alcune categorie di iscritti, infatti, non hanno titolo ad alcun tipo di riduzione contributiva: i titolari e i soci di società di gestione di farmacia privata; i collaboratori di impresa familiare e gli associati agli utili nell'ambito della stessa; i titolari, i soci e gli associati agli utili nell'ambito delle c.d. "parafarmacie" e gli iscritti che esercitano attività professionale in regime di lavoro autonomo". "Il Regolamento Enpam – continua il documento - conserva l'iscrizione per tutti i soggetti imponendo un contributo minimo che può arrivare fino a circa 1.500,00 euro sul presupposto di una presunzione di esercizio dell'attività professionale, nell'ambito di un sistema contributivo e previdenziale del tutto differente da quello vigente per l'Enpaf".

Inoltre, Croce specifica che "l'iscrizione all'Albo (e dunque alla cassa previdenziale) in relazione all'esigenza di partecipare ai concorsi non implica, come conseguenza, l'obbligo di versare la contribuzione in misura intera: l'interessato, ove acquisisca la condizione di disoccupato temporaneo e involontario, può accedere, infatti, a tutte le aliquote di riduzione previste, incluso, se nel diritto, il contributo di solidarietà". "L'esclusione dal contributo di solidarietà degli iscritti ante riforma – mette in chiaro il comunicato – è stata, comunque, una misura segnalata dai Ministeri vigilanti, che già non avevano espresso una valutazione favorevole rispetto alla presenza di una categoria di iscritti versanti contribuzione non utile ai fini pensionistici e che, in ogni caso, non intendevano estendere una simile misura agli iscritti pre riforma che già avevano con l'Enpaf un rapporto previdenziale alle spalle".

Per quanto riguarda poi il passaggio al metodo contributivo, la nota dell'Enpaf specifica che "se una riforma lo introducesse, insieme a un conseguente sistema di contribuzione correlata al reddito, ciò comporterebbe il richiamo all'interno della gestione previdenziale di tutti gli iscritti, anche di quelli che attualmente versano il contributo di solidarietà". Per quanto riguarda, invece, il parere di Conasfa sull'inadeguatezza dell'estensione da 5 a 7 anni del periodo massimo di disoccupazione per il mantenimento della riduzione contributiva o del contributo di solidarietà, il presidente dell'Ente previdenziale, sottolinea che "la misura è stata temporalmente circoscritta dai Ministeri vigilanti; in ogni caso la temporaneità della riduzione per i disoccupati è una disposizione che si inquadra nel sistema pensionistico dell'Enpaf quale sopra è stato descritto, diretto a fornire tutela previdenziale agli iscritti che svolgono attività professionale. Essendo l'Enpaf un'istituzione anche assistenziale, che ha il compito di garantire la protezione agli iscritti che si trovino in maggiore difficoltà economica, è normale che rivolga le proprie iniziative anche a coloro che si trovano in condizione di disoccupazione temporanea e involontaria". Infine, in tema di riordino dell'ente, Emilio Croce conclude ricordando che "l'Enpaf ha avviato da tempo un processo di riforma complessiva che ha condotto all'approvazione di un nuovo Regolamento di assistenza".

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