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insufficienza cardiaca"Per troppo tempo l'approccio tradizionale alla terapia medica dello scompenso cardiaco si è si è basato sull'utilizzo in combinazione di alcuni farmaci, rappresentati da diuretici, beta-bloccanti, Ace-inibitori, antagonisti recettoriali dell'angiotensina, ma da qualche mese è a disposizione una nuova terapia che ha in sé 2 molecole, il valsartan e il sacubitril".

Lo ha sottolineato Claudio Rapezzi, direttore dell'Unità operativa di Cardiologia al Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna, intervenuto a Milano al media educational "Scompenso cardiaco, conoscere, prevenire e trattare il killer del cuore", promosso da Novartis. "Il sacubitril - spiega lo specialista - serve a inibire l'enzima che degrada i peptici natriuretrici atriali che vengono secreti dall'organismo per reagire alla pressione prodotta dallo scompenso, quindi più ce ne sono e meglio è. Mentre il valsartan serve a combattere la vasocostrizione e l'eccesso degli effetti dell'angiotensina, come ritenzione di sodio e acqua da parte del rene e attivazione della crescita cellulare. Lo studio 'Paradigm' ha confermato che queste 2 componenti servono a migliorare di molto la qualità di vita del paziente con scompenso cardiaco cronico. In particolare, per i pazienti è diminuito del 10-20% il rischio di mortalità e il prolungamento medio della durata di vita si è assestato sull'anno e mezzo". Sacubitril/valsartan contiene l'inibitore della neprilisina sacubitril, una nuova entità molecolare, e il bloccante del recettore dell'angiotensina (ARB) valsartan. Agisce potenziando i sistemi neuro-ormonali di protezione del cuore (sistema dei peptidi natriuretici) e sopprimendo al contempo gli effetti negativi provocati dall'iperattività del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS). Sacubitril/valsartan è approvato per l'uso in pazienti con scompenso cardiaco cronico sintomatico con frazione d'eiezione ridotta (HFrEF) e ha ottenuto l'autorizzazione AIC in oltre 50 paesi.

©Redazione 

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