Pin It

FOTO SCHITO copia 2Dispiace poter apparire come esterofili, ma il confronto tra la cronaca italiana e quanto abbiamo ascoltato all'incontro dell'Unione Europea delle Farmacie Sociali (Uefs) ci conferma come a nord delle alpi si sviluppino riflessioni e programmi di portata notevolmente superiore a quelli nostrani. Il problema è lo stesso, quello dell'aumento della redditività delle farmacie, ma mentre qui si pensa di risolverlo abilitando le farmacie alla riscossione delle bollette in Europa si parla di personalizzazione delle cure.

Da un lato abbiamo quindi chi propone di racimolare qualche euro riducendo la professionalità sanitaria del farmacista al mestiere di impiegato di un ufficio postale, dall'altro c'è chi immagina, e in più di un caso già realizza, l'elevazione della farmacia a luogo in cui la terapia viene personalizzata attraverso dosaggi e calendarizzazioni cuciti su misura di ogni paziente. Con ben altri livelli di remunerazione delle provvigioni da bollettino postale e con ben altre considerazioni per le competenze del farmacista. Nei giorni scorsi abbiamo già avuto modo di denunciare pubblicamente la faccenda delle bollette come una barbarie deontologica. Insieme a noi, si sono espresse con simile fermezza praticamente tutte le sigle ed istituzioni del settore. Contiamo quindi che la questione sia chiusa in maniera definitiva e si possa parlare di qualcosa di più serio e sensato. La parola chiave dei giorni di Losanna è stata Medication Review e, prima ancora dei contenuti di questo concetto innovativo, ha colpito il fatto che ad introdurlo siano stati, nella loro veste di relatori al convegno, docenti universitari e farmacisti con un'età media attorno ai trent'anni. Si tratta di una metodologia che Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito e Svizzera già adottano per le patologie croniche e che impegna il farmacista in uno sconfezionamento dei farmaci e in un loro successivo riconfezionamento in blister. Due i risultati straordinariamente positivi. Il primo: ogni giorno il paziente è portato ad assumere il medicinale giusto nella dose giusta. Il secondo, praticamente si annulla lo spreco di farmaci perché si azzerano i residui di confezione inutilizzati. 
Non è finita qui. La Medication Review richiede una relazione forte tra farmacista e medico di medicina generale. Cosa di non poco conto in un periodo storico in cui nel nostro paese la farmacia soffre un deficit di considerazione presso politica e istituzioni sanitarie. Infine, è bene notare che ogni farmacia e ogni farmacista possono applicare la Medication Review. Non contano le dimensioni e il posizionamento geografico del presidio, non servono abilitazioni particolari. Siamo un passo avanti rispetto alla già nota Medicines Use Review (MUR), nella quale il paziente viene convocato coi farmaci e il farmacista si accerta che segua la terapia. Ora, l'intervento del farmacista è antecedente l'inizio della cura, e il suo valore aggiunto sta nello scandire tempi e volumi di assunzione dei vari farmaci. Fa cioè il suo lavoro, e non quello dell'impiegato postale o del commesso del negozio di farmaci: applica conoscenze sanitarie sue speci che alla cura di ogni singolo paziente. Lo fa interfacciandosi con altri professionisti della salute come medici curanti e infermieri. Il rapporto tra farmacista e farmaco ritorna nei termini più corretti: il valore curativo del farmaco è strumentale alle competenze del farmacista. Parallelamente a questa dimensione sanitaria particolarmente soddisfacente, è bene analizzare quella economica.
 Nei Paesi Bassi, il sistema sanitario nazionale remunera il farmacista 80 euro al mese per ogni paziente. In media, la medication review rappresenta il 12% del fatturato dei farmacisti olandesi. È chiaro che avviare una riforma improntata su questo metodo risolverebbe buona parte dei problemi economici della farmacia. Ma è anche probabile che l'attuale sistema della distribuzione diretta possa produrre ben più di 80 euro di sprechi mensili per ogni paziente. Difficile negare che dalle farmacie ospedaliere molte persone escono con quantità di farmaci ben superiori a quanti abbisognerebbero. Insomma: gli 80 euro al mese remunerati al farmacista potrebbero essere meno di quanto il sistema spreca in farmaci consegnati ma non assunti. Per queste ragioni aggiorneremo presto la proposta fatta alle Regioni qualche mese fa. Sarebbe davvero interessante provare sul campo i protocolli della Medication Review parallelamente alla sperimentazione di nuovi metodi di remunerazione. Per una volta, vorremmo concludere con toni ottimisti. Facciamo una sorta di due più due dei fatti dai quali siamo partiti in questo editoriale: da un lato l'opposizione netta e sostanzialmente unanime del settore ad una proposta irrispettosa della professionalità del farmacista, dall'altro l'ennesima presa d'atto che altrove si stanno sperimentando con successo nuovi modo di essere farmacia. Forse ci siamo. O meglio, forse possiamo esserci.
 Sul cosa si deve fare non mancano certo esempi da cui imparare. E la vicenda delle bollette insegna che forse oggi i farmacisti hanno voglia di tornare a giocare una partita tutta loro nel SSN. Potrebbe essere l'inizio di qualcosa di molto proficuo.

Francesco Schito


Segretario Generale Assofarm



federfarma     utifar      fenagifar    federfarmaservizi    pon1


coofarma bn1

unisalento         avis