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equivalentiL'ultimo Position Statement della Fondazione Gimbe, dedicato all'uso dei farmaci generici in Italia, denuncia il sotto-utilizzo degli equivalenti nel nostro Paese, dove questi farmaci rappresentano in consumi il 19% del mercato totale a fronte di una media Ocse del 48%. Il documento evidenzia che alla base di quest'anomalia c'è una combinazione di "pregiudizi individuali, inevitabili conflitti di interesse e una normativa che consente ampi margini di discrezionalità".

Inoltre, come ricorda Gimbe in una nota, dall'ultimo Rapporto OsMed sull'uso dei farmaci in Italia 2015 emergono anche altri dati interessanti: se i farmaci a brevetto scaduto rappresentano il 21,4% della spesa pubblica, gli equivalenti incidono solo per il 28%. In altre parole, il 72% della spesa dei farmaci a brevetto scaduto viene assorbita da farmaci di marca, con notevoli differenze regionali che assegnano al Centro-Sud la consueta maglia nera. A farsi carico della differenza non rimborsata dal Ssn sono i cittadini, con una spesa di oltre un miliardo di euro nel 2015 e di 437 milioni nei primi 5 mesi del 2016, in aumento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il Position Statement di Gimbe ribadisce anzitutto la necessità di abbandonare definitivamente l'aggettivo "generico", che alimenterebbe l'errata percezione di una minore qualità, efficacia e sicurezza dell'equivalente rispetto al farmaco di marca. Il documento analizza poi analogie e differenze tra farmaci equivalenti e farmaci di marca, chiarisce il ruolo delle liste di trasparenza Aifa e illustra con la complessa normativa sulla prescrizione dei farmaci equivalenti e sull'eventuale sostituzione da parte del farmacista.

"È proprio la normativa sulla prescrizione dei farmaci – sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – a ostacolare la diffusione degli equivalenti, perché oltre alla notevole complessità interpretativa e attuativa, prevede l'interazione di tre autonomie decisionali: la prescrizione del medico, la proposta e l'eventuale sostituzione da parte del farmacista e la preferenza del paziente. La variabile combinazione tra gli ampi margini di discrezionalità consentiti dalla normativa, i pregiudizi individuali e gli onnipresenti conflitti di interesse determina inevitabilmente il sotto-utilizzo degli equivalenti". "Considerato che i principali ostacoli ad un più ampio utilizzo dei farmaci equivalenti – conclude Cartabellotta – sembrano essere i pregiudizi sulla loro efficacia e sicurezza, bisogna innanzitutto rimuoverli formando e sensibilizzando medici, farmacisti e cittadini sui notevoli benefici di salute ed economici che potrebbero derivare da un cambio di rotta in tal senso. Queste attività, tuttavia, non saranno comunque sufficienti in assenza di strategie di sistema: integrare liste di trasparenza e reminder delle cartelle cliniche informatizzate dei medici di famiglia, allineare i loro sistemi premianti alle prescrizioni di equivalenti, monitorare le responsabilità dei farmacisti, studiare nuovi interventi di governance del farmaco, tra cui la non rimborsabilità dei farmaci di marca a brevetto scaduto il cui prezzo superi quello di riferimento di una determinata percentuale".

©Redazione

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