foto 5 farmaci antitrustL'Antitrust ha sollevato alcuni dubbi sull'art. 59 comma 11 della Legge di Bilancio in tema di farmaci biosimilari. Se da un lato le disposizioni contenute nella legge di Bilancio, spiega una nota dell'Antitrust, sono da apprezzarsi nella prospettiva di una maggiore apertura all'uso di biosimilari, in linea con quanto già sollecitato dall'Autorità in suoi precedenti interventi, dall'altro, emergono dei dubbi sull'obbligo di acquisto di farmaci biotech (originatori o biosimilari) "solo attraverso accordi-quadro con una base d'asta corrispondente al prezzo più elevato del farmaco originatore, ovvero in assoluto il prodotto più caro tra quelli disponibili; su una rigida esclusione di ogni possibile sostituibilità automatica tra farmaco originatore e una sua versione biosimilare, nonché tra versioni biosimilari di un medesimo originatore; su un divieto di messa in gara diretta di farmaci aventi medesime indicazioni terapeutiche ma principi attivi diversi".

Ebbene, se le norme non saranno cambiate, scrive l'Agcm, "il confronto appare irrimediabilmente pregiudicato. Inserire come base d'asta dell'accordo-quadro il prezzo massimo di cessione al Ssn del farmaco biologico di riferimento anziché spingere a un confronto di partenza a partire da livelli di prezzo riconducibili alla disponibilità di più prodotti concorrenti (es. come media dei prezzi di tali prodotti, ovvero, sulla falsariga di quanto avviene con le liste di trasparenza per gli acquisti di un farmaco a base chimica dal brevetto scaduto, a partire dal prezzo della versione generica meno costosa), fissa il confronto concorrenziale di partenza al livello di prezzo più alto in assoluto, così evidentemente disincentivando ogni possibile stimolo alla presentazione di offerte competitive da parte di soggetti che si ritroveranno comunque qualificati a fornire ai sensi dell'accordo-quadro". Inoltre l'Autorità raccomanda di riconsiderare anche la mancanza nell'attuale articolato della manovra "di qualsivoglia onere di motivazione rispetto alle scelte di consumo, dal momento che la fondamentale libertà di decisione terapeutica propria del medico competente non comporta alcun razionale incentivo a presentare offerte particolarmente competitive, tenuto conto che le dinamiche di acquisto dipenderanno comunque dalle decisioni dei singoli medici curanti". "Il testo attuale dell'articolo - conclude l'Antritrust - è poco chiaro, al punto da poter anche essere letto come un possibile divieto alla messa in concorrenza diretta di farmaci aventi stesse indicazioni terapeutiche, ma principi attivi diversi non solo quando si tratti di prodotti biotech, ma anche a base chimica. Al proposito, è appena il caso di rilevare come ciò contrasterebbe con il lungo e faticoso cammino sin qui percorso per sviluppare una concorrenza in tal senso, e per cui col decreto Balduzzi è stata appositamente prevista una competenza preventiva dell'Agenzia italiana del farmaco volta a valutare la legittimità di siffatti disegni di gara". 

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