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depressione 3Uno studio condotto da un'equipe di ricercatori dell'University of Glasgow, nel Regno Unito, ha dimostrato che alcuni farmaci contro la pressione alta potrebbero aumentare il rischio di depressione e altri disturbi dell'umore.

Secondo gli studiosi, l'accesso in ospedale collegato a questi disturbi risulta addirittura raddoppiato: infatti, le persone che avevano assunto beta-bloccanti come propranololo, metoprololo e atenololo e calcioantagonisti, come amlodipina, nifedipina, verapamil, diltiazem, per più di 90 giorni mostravano il doppio delle possibilità di essere ricoverati in ospedale per un disturbo dell'umore quali depressione maggiore o la malattia bipolare, rispetto i pazienti che avevano assunto antagonisti dell'angiotensina, come losartan, valsartan, telmisartan, e candesartan per tenere sotto controllo la pressione sanguigna. La ricerca è stata condotta analizzando i dati ospedalieri di 144 066 pazienti di età compresa tra i 40 e gli 80 anni, che avevano assunto farmaci antipertensivi – antagonisti dell'angiotensina, beta-bloccanti, calcio antagonisti o diuretici tiazidici – per almeno 90 giorni. Sono stati esclusi tutti i pazienti precedentemente ricoverati per disturbi dell'umore. Come confronto i ricercatori hanno utilizzato un gruppo di 111,936 persone non avevano assunto farmaci per il controllo della pressione sanguigna. Nel periodo di tempo di circa cinque anni, 299 pazienti del primo gruppo sono stati ricoverati in ospedale per disturbi dell'umore. Il rischio, quindi, sembra più che raddoppiare per gli ipertesi in cura con i calcio antagonisti e i beta-bloccanti, mentre gli antagonisti dell'angiotensina sembrano avere un effetto protettivo rispetto ai disturbi dell'umore e i diuretici triazitici nessun effetto in tal senso. L'analisi ha tenuto conto anche di una serie di fattori che potrebbero influenzare i risultati, come l'età, il sesso e la salute generale.

©Redazione 

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