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astrazenecaIl Tar del Piemonte ha accolto il ricorso presentato da AstraZeneca contro la Regione ed ha sospeso l'efficacia della delibera relativa all'assistenza farmaceutica. La Giunta, aveva previsto norme sull' appropriatezza prescrittiva con particolare riferimento ad 11 categorie di farmaci riguardanti la cura dell'ulcera, del colesterolo,dell'asma, ma anche antidepressivi, etc. L'obiettivo era quello di risparmiare circa 60 milioni di euro.

I giudici hanno così motivato la decisione: "Pur non vincolando direttamente la libertà prescrittiva dei medici curanti, paiono in grado di ingenerare nei destinatari (e nel personale medico operante sotto le direttive delle rispettive ASL) la propensione ad uniformarvisi, facendo così prevalere logiche di risparmio a discapito del parametro dell'appropriatezza della cura". Inoltre, scrivono i magistrati amministrativi, "ritenuto che la domanda cautelare, ad un primo esame, appare assistita da adeguato fumus boni iuris, con particolare riferimento alle deduzioni concernenti la violazione sostanziale dell'art. 15, comma 11-ter, d.l. n. 95/2012, e l'introduzione surrettizia di vincoli sulla libertà prescrittiva del medico curante; ritenuto in particolare che detta duplice violazione pare potersi integrare nella misura in cui le previsioni di cui alla delibera:a) non includono ipotesi di deroga motivata al raggiungimento degli obiettivi di risparmio, finanche per le terapie già in corso per le quali è pacificamente consigliato il mantenimento del trattamento farmacologico in essere;b) correlano in modo rigido e automatico al mancato raggiungimento degli obiettivi di salute e assistenziali (tra i quali paiono essere inclusi anche gli obiettivi di contenimento della spesa sanitaria regionale), non solo la mancata attribuzione della quota integrativa del trattamento economico dei direttori generali, ma una valutazione in termini di grave inadempimento contrattuale, tale da comportare ipso iure la decadenza del dirigente dall'incarico; c) pertanto, pur non vincolando direttamente libertà prescrittiva dei medici curanti, paiono in grado di ingenerare nei destinatari (e nel personale medico operante sotto le direttive delle rispettive ASL) la propensione ad uniformarvisi, facendo così prevalere logiche di risparmio a discapito del parametro dell'appropriatezza della cura; ravvisato il pericolo di pregiudizio grave e irreparabile per la parte ricorrente derivante da possibili contrazioni dei ricavi e della diffusione del farmaco dalla stessa distribuito e interessato dalla determinazione impugnata; ritenuto quindi di dover accogliere l'istanza cautelare, con sospensione in parte qua della delibera regionale nei limiti dell'interesse della ricorrente". Ora si dovrà attendere l'udienza pubblica prevista per l'8 marzo 2017.

©Redazione

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