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FDaLa Food and Drug Administration americana ha concesso l'approvazione accelerata di atezolizumab, la prima immunoterapia per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico con progressione della malattia o la cui malattia sia peggiorata nei dodici mesi successivi alla chemioterapia.

In occasione del 52esimo congresso dell'American Society of Clinical Oncology, sono stati presentati i risultati dello studio di fase II, IMvigor210, che dimostrano come atezolizumab riduca la dimensione dei tumori nel 24% dei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, che non abbiano ricevuto un precedente trattamento e che non possano essere sottoposti a chemioterapia a base di cisplatino. Tra i pazienti che hanno risposto positivamente, il 75% ha continuato a rispondere al trattamento e la durata della risposta mediana non era ancora stata raggiunta al momento dell'analisi dei dati. Il 7% di tutti i pazienti dello studio ha ottenuto una risposta completa e la sopravvivenza globale mediana è stata di 14,8 mesi.

Il profilo di sicurezza di atezolizumab è risultato in linea con quello osservato nelle precedenti analisi dello studio, così come negli altri studi con atezolizumab in monoterapia. La nuova opzione terapeutica arriva dopo 30 anni di ricerche. Il tumore alla vescica è purtroppo un tumore frequente: in Italia rappresenta il 3° tumore per prevalenza ed ha un'incidenza stimata in circa 27.000 nuovi casi all'anno, circa 22.000 negli uomini e 5.000 nelle donne. Il carcinoma uroteliale, in particolare rappresenta il 90% di tutti i tumori della vescica e può anche essere localizzato nella pelvi renale, nell'uretere e nell'uretra. Si tratta della nona forma di cancro al mondo per diffusione, con 430.000 nuovi casi diagnosticati nel 2012, responsabile della morte di circa 145.000 persone ogni anno. La patologia è più frequente nel maschio ed è anche più comune nei Paesi sviluppati rispetto a quelli meno sviluppati. In genere è associato a prognosi infausta e, nella sua fase metastatica, ha scarse possibilità di cura.

©Redazione

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