News dal Web

drug-943759 960 720Un nuovo approfondimento pubblicato dal British Medical Journal mette in dubbio uno dei capisaldi nella lotta alle infezioni batteriche: il corretto utilizzo degli antibiotici. Da sempre la raccomandazione di medici e istituzioni sanitarie è stata quella di completare l'intero ciclo di terapia, per evitare il rischio che i microorganismi sviluppino resistenza al farmaco. Ma gli esperti del Bmj, provenienti dalle principali università del Regno Unito, la pensa diversamente: le prove scientifiche disponibili sarebbero scarse, e punterebbero semmai in direzione opposta, suggerendo cioè che cicli troppo lunghi di antibiotici promuovano l'insorgere di resistenze, e che potrebbe essere meno dannoso, paradossalmente, sospendere i farmaci appena ci si inizia a sentire meglio.

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omeopatia 3Secondo l'associazione medica italiana di omotossicologia, sull'omeopatia c'è "una posizione antiscientifica basata sul pregiudizio". Così il presidente dell'Amiot, Marco Del Prete, ha commentato la linea guida britannica appena pubblicata. "Vorrei sottolineare - ha dichiarato Del Prete - come in ogni caso anche l'attesa di presa di posizione del NHS sia evidentemente basata su pregiudizi di tipo ideologico, dal momento che nel 2016 la spesa annuale per il rimborso di farmaci omeopatici è stata della ridicola somma di 92.412 sterline, paria circa 100.000 euro per tutta l'Inghilterra, a fronte di una spesa sanitaria complessiva inglese di 116,6 miliardi di sterline. Questa visione inoltre è fuorviante, perché non tiene conto del denaro risparmiato grazie alle medicine complementari in relazione alla prevenzione delle malattie".

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antibioticiUn'indagine condotta dalla Commissione europea sulle antibiotico-resistenze e sulle relazioni tra il fenomeno e l'impiego imprudente degli antibiotici, ha dimostrato che in Italia, il 35% delle persone che ricorrono agli antibiotici senza disporre di ricetta del medico lo fa per darli al proprio figlio. Tra i sette paesi europei che registrano i consumi più elevati di antibiotici non prescritti, oltre al nostro Paese, ci sono Cipro, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Spagna. Protrattasi per un paio di anni sotto l'egida del progetto Arna (Antimicrobial resistance and the causes of non-prudent use of antibiotics), l'indagine ha concentrato la propria lente su dinamiche e motivazioni che, nei vari Paesi europei, caratterizzano il consumo di antibiotici senza ricetta. Inoltre, l'Italia risulta essere il Paese con il maggior numero di segnalazioni per effetti collaterali da antibiotico non prescritto (8% di coloro che ne hanno fatto uso). Però dall'indagine è emerso che solo una piccola fetta di italiani dichiara di procurarsi l'antibiotico senza ricetta in farmacia: per l'87% dei nostri connazionali la fonte di rifornimento è infatti l'armadietto dei farmaci avanzati, dove vengono riposte pillole e compresse avanzate dalle terapie precedenti.

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broncopneumopatiaIl Gruppo Chiesi ha annunciato nei giorni scorsi che la Commissione europea ha concesso l'autorizzazione all'immissione in commercio dell'associazione Ics/Lama/Laba per il trattamento della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) nei pazienti adulti. Ics/Lama/Laba è un'associazione fissa di un corticosteroide per inalazione (Inhaled corticosteroids: Ics) un beta-2 agonista a lunga durata di azione (Long-acting β2-agonist: Laba) e un antimuscarinico a lunga durata di azione (long-acting muscarinic antagonist: Lama) che contengono beclometasone dipropionato (Bbdp), formoterolo fumarato (Ff) e glicopirronio bromuro (Gb).

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statineSecondo uno studio condotto dal Brigham and Women's Hopsital di Boston, interrompere la terapia con statine a causa di dolori muscolari o gastrici può rivelarsi una scelta pericolosa a lungo termine con il rischio di morte o di un evento grave cardiovascolare che aumenta del 13%. I ricercatori hanno infatti scoperto che chi ha smesso di assumere statine a causa di effetti collaterali ha un 13% in più di probabilità di morire o di avere un infarto o un ictus nei successivi quattro anni rispetto a chi invece prosegue con la terapia. Nonostante le prove schiaccianti a favore delle statine, buona parte dei pazienti (dal 25 al 50%) smette di assumerle entro sei mesi/un anno dall'inizio del trattamento.

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omeopatiaUn documento del National Health Service, il sistema sanitario nazionale in vigore nel Regno Unito, ha vietato ai medici di base la prescrizione dei farmaci omeopatici, perché, secondo il dossier, per questo tipo di terapie non ci sono evidenze scientifiche di efficacia. Il fascicolo prende di mira anche altre terapie finora rimborsate, dai trattamenti a base di erbe ai cerotti all'alidocaina ai supplementi di omega-3, che verranno eliminati dal prontuario di quelli prescrivibili dai medici. Per quanto riguarda i farmaci omeopatici, il cui rimborso è stato più volte preso di mira da diversi esperti britannici, la linea guida li inserisce nel gruppo dei prodotti di bassa efficacia clinica, in cui c'è una mancanza di una evidenza chiara di utilità.

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diabete 1L'università di Tampere, in Finlandia, ha annunciato che inizieranno il prossimo anno i test sull'uomo di un candidato vaccino contro il diabete di tipo 1, che dovrebbe dare immunità contro un virus che 'istiga' le cellule del sistema immunitario ad attaccare l'organismo, il primo passo dello sviluppo della malattia. La ricerca di una connessione tra le infezioni e il diabete, di cui l'università finlandese è stata pioniera, è durata 25 anni, e alla fine si è raggiunto il consenso sull'ipotesi che un enterovirus, il coxsackie, possa infettare le cellule del pancreas che producono insulina, scatenando in soggetti predisposti la serie di eventi biologici che portano alla malattia. Da qui l'idea che un vaccino contro il virus possa diminuire il rischio.

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morbo di crohnSecondo uno studio dell'Università di Calgary, in Canada, Infliximab sarebbe un trattamento efficace nel lungo periodo contro la malattia di Crohn anche sui pazienti pediatrici. Gli studiosi hanno analizzato dati raccolti tra il 2008 e il 2012 su 180 bambini affetti da malattia di Crohn che avevano cominciato una terapia con infliximab all'età medi di 14 anni. Il tempo medio intercorso dalla diagnosi era di un anno e mezzo e il follow-up è stato di sette anni. Le indicazioni più frequenti per l'uso erano la malattia attiva, nel 47% dei casi, l'esacerbazione grave, nel 14%, la malattia diffusa, nel 15%, e la forma perineale, nel 14%. Il 66% dei bambini, inoltre, ha continuato o cominciato una terapia con un immunomodulatore, azatioprina o metotressato, insieme a infliximab. Dai risultati è emerso che l'87% dei bambini aveva seguitato la terapia a base di infliximab fino all'ultimo follow-up.

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